Lettori fissi

mercoledì 1 giugno 2011

Intervista ad Anna Lavatelli


Anna Lavatelli risiede a Cameri, in provincia di Novara. Laureatasi in Filosofia, ha insegnato lettere nelle scuole medie. Nel 1986 ha abbandonato definitivamente l'insegnamento per dedicarsi, a tempo pieno, alla scrittura di libri per bambini. Ha scritto innumerevoli storie spaziando nei generi più diversi, dal romanzo d'avventura al romanzo fantastico.

Sposata con Julio César, ha due figlie: Paola ed Alessandra. Parlando di lei, cita spesso la sua gatta randagia, Chichi, a cui é stata molto affezionata. Tra i premi letterari ricevuti si segnala l’Andersen - Baia della Favole nel 1988 e 1997, il Battello a Vapore (è stata finalista nell’edizione 1993) e Cercasi Storia di Natale nel 1995. Con le scuole e le biblioteche svolge un’importante attività di animazione, coordinando anche percorsi didattici di invito alla lettura.

Nel 2005 ha vinto il Premio Andersen Italia come migliore autrice dell'anno, con Bimbambel (Ed. Interlinea). Tra gli ultimi libri ricordiamo La macchia nera (Piemme), Il sasso sul cuore (Einaudi), Tito Stordito (Giunti) e La stoffa rossa (Piemme). Insieme ad Anna Vivarelli ha pubblicato due romanzi per giovani-adulti: Chiedimi chi sono e Senza nulla in cambio, entrambi pubblicati da San Paolo edizioni.


1 Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

E’ molto difficile spiegare le ragioni dei propri amori. E forse non conviene nemmeno cercarle. Se Quinto Orazio Flacco scriveva in versi e non sapeva perché, chi sono io per avere una risposta convincente? Il fatto è che ogni idea che mi frulla in testa si traduce inesorabilmente in un racconto per bambini o per giovani. Solo così trovo un senso ( e un appagamento) nella scrittura. Per dire di più dovrei essere meno sincera e cercare di arrampicarmi su complicate impalcature intellettuali. Farei forse miglior figura, ma racconterei solo delle bugie.

2 Che genere di storie le piace inventare?

Direi che fondamentalmente prediligo storie che parlano della quotidianità, dove secondo me si annida la parte più avventurosa, sorprendente, lirica, tragica o comica della vita umana. In ogni caso, la più genuina e originale. Il passaggio dal vero al verosimile letterario, quando l’idea è buona, può trasformare un piccolo evento in una epopea.

3 Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro e se preferisce la carta o il pc?

Sono nata come scrittrice ‘amanuense’ (scrivevo a mano, poi a macchina). Poi, quando è apparso il computer, non ho esitato nemmeno un minuto ad adottare questo strumento così flessibile, comodo e veloce. Venendo da una esperienza cartacea, ho faticato un po’ a ‘fare amicizia’. Ora però scrivo tutto a video, tranne la lista della spesa.

4 Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

No, non direi. Le idee vengono quando vogliono loro, i processi creativi anche. Quanto più mi sforzo di concentrarmi, tanto meno concludo. A volte penso a quanto deve essere difficile buttar giù in due ore un testo a comando, a quanto era già difficile per me al liceo… Adesso un tema in classe non lo saprei più fare, almeno un tema decente, che non sia una minestra riscaldata. La mia testa lavora per conto suo e rimacina i pensieri in qualche anfratto su cui non ho potere di intervento. Non sto parlando di ispirazione. Parlo di piuttosto di strani accumuli mentali che un nucleo attrae a sé e compatta fortemente. La storia allora prende forma e chiede di farsi raccontare. A dire il vero, ora che ci penso, forse una consuetudine c’è, o meglio una performance che mi aiuta: camminare in silenzio e da sola, lungo una strada di campagna (ce n’è giusto una di fronte a casa mia). Ma se esco a passeggiare con l’intenzione di mettere ordine nelle mie idee, non succede niente. Dev’essere un’uscita non intenzionale, fatta per il gusto di mettere un passo dietro l’altro, senza secondi fini. Così funziona: a sorpresa.

5 Le è mai capitato di sognare il personaggio di una sua storia?

No, mai. I sogni non mi hanno mai suggerito nulla di buono.

6 Sta lavorando a qualcosa in questo periodo?

Sto scrivendo la storia di una domatrice che si trasforma in accarezzatrice di animali, raggiungendo finalmente la serenità che andava cercando.

7 Alcuni ritengono che la letteratura per l’infanzia sia di serie di B.

   Che dire a chi la pensa così?

Poveri loro, vorrei rispondere, che non sanno cosa si perdono. Nient’altro.

8 C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?
   Una riflessione, un pensiero, un messaggio, ciò che preferisce, ci dica.

Non mi piace lasciare messaggi né pensieri: non sono, né voglio esserlo, una guida spirituale o un ‘portavalori’ della letteratura. Temo gli scrittori che sbandierano la propria militanza (ecologia, intercultura, pacifismo, ecc. ecc…): sono persone che fanno delle parole un’arma, che non accettano contraddittori, che credono di avere in pugno essi soli la verità, che ammaestrano, invece di introdurre alla bellezza della letteratura. Le verità assolute non stanno dentro ad un racconto, o almeno non ci dovrebbero stare. E con questo, purtroppo, temo di aver lasciato anch’io un messaggio! Me ne scuso profondamente con i lettori di questo blog.


Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.































Nessun commento:

Archivio blog