Lettori fissi

lunedì 30 maggio 2011

Intervista ad Annamaria Gozzi



È nata e vive a Reggio Emilia. Autrice di libri per l’infanzia ha pubblicato tra gli altri per Giunti e Anicia Ragazzi. Appassionata di testimonianze e tradizioni popolari collabora a progetti didattici e iniziative culturali che riallacciano la comunicazione tra vecchi e bambini. Spesso infatti nei suoi racconti i nonni sono portatori di illuminata saggezza.
Si occupa di promozione alla lettura e percorsi di memoria con gli anziani.


1 Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Forse perché sono una lettrice appassionata di narrativa, per ragazzi e non. Mi sembra che nel settore ragazzi ci sia più libertà per la narrazione fantastica. O forse come scrive Dino Buzzati, Scrivere per ragazzi è come scrivere per gli altri, solo un po’ più difficile.

Trovo sempre limitante parlare di generi o di età, credo esistano i libri e quando sono belli, sono per tutti.

2 Che genere di storie le piace inventare?

Amo particolarmente le narrazioni che esplorano i territori delle emozioni e del vissuto, mi piace l’elemento magico quello per intenderci della fiaba popolare, mi piacciono le ricerche dei destini o i desideri che si avverano. E poi mi piace esplorare i temi del sociale, il mio ultimo libro “Bambini con le ruote” tratta il tema della separazione dei genitori.

3 Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro e se preferisce la carta o il pc?

È molto difficile per me rispondere perché sono molto disordinata e non conosco la parola “metodo”. Perciò non ho regole. Poche storie sono nate direttamente sul pc, altre sono state scritte a pezzi su fogli o quaderni e poi trascritte. Il luogo non ha importanza scrivo a letto, in automobile, in spiaggia, sui gradini di una chiesa, le panchine di un centro commerciale. Ho una ventina di quaderni iniziati e centinaia di fogli sparsi sui quali stanno scritte citazioni di libri che ho letto o pezzi miei di storie. Ogni tanto li ricopio.

4 Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

No. Nessuna. Le storie nascono solo in testa, non importa dove sei o cosa fai.

5 Quando nasce un nuovo racconto?

Quando ascolto una frase o vedo un’immagine che mi suggerisce un inizio. Il resto, almeno per me, viene da solo. Per esempio Coniglio Nero è nato da una macchia di colore nero su un foglio. Il nuovo libro che sta per uscire è nato dalla foglia di albero di noce. Butto giù l‘inizio e poi lascio che la storia continui e non so mai come potrebbe finire. Lo scopro scrivendo ed è la cosa che mi diverte maggiormente.

6 Sta lavorando a qualcosa di particolare in questo periodo?

È di imminente uscita un albo illustrato per la collana I Gradini di Anicia Ragazzi. Racconta la storia di un’amicizia tra un albero di noce e una bambina e naturalmente di mezzo c’è un nonno.

E poi è in cantiere una storia sul Natale per la casa editrice Topipittori e, guarda caso, dentro c’è una vecchina.

Oltra a queste due storie, che hanno trovato casa editrice, ci sono tutti gli altri progetti più o meno terminati che ancora cercano una strada.

7 Come definirebbe il suo stile?

Non saprei definirmi, lascio che lo facciano i lettori, se vogliono.

8 C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?
   Una riflessione, un pensiero, un messaggio, ciò che preferisce, ci dica.

Sarebbero molte le cose ancora da dire ma faccio una sintesi trascrivendo da uno dei mie tanti fogliettini una citazione tratta da fahrenheit 451 di Bradbury. “… ci dev’essere qualcosa di speciale nei libri, delle cose che non possiamo immaginare, per convincere una donna a restare in una casa che brucia. È evidente!”


Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.


























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