Lettori fissi

venerdì 27 maggio 2011

Intervista ad Anna Genni Miliotti



Scrivo da sempre, ma libri veri e propri, che non siano saggistica di tipo storico o sociologico, solo da quando sono diventata mamma. Ho lasciato un comodo impiego nella pubblica amministrazione, pronta ad esplorare il mondo della scrittura, e non solo. Faccio, come molti sanno, due "mestieri": la scrittura ed il lavoro nel campo dell'adozione.

Ho vinto molti premi, tra cui:
Premio Fondazione Marazzo Borgomanero e Interlinea "Storia di Natale" 2009 per "Le scarpe della Befana". Menzione speciale Premio "Pippi" 2006 per "Mamma di pancia, mamma di cuore" Editoriale Scienza. Premio "Gigante delle Langhe" 2006, per "Mamma di pancia, mamma di cuore".
Premio Castello di Sanguinetto 2007 per "Quello che non so di me", Fabbri Editore.
Premio Giovanni Arpino, città di per "Quello che non so di me" Fabbri Editore, secondo classificato, anno 2007. Premio Nazionale di letteratura per l'infanzia Alpi Apuane, sezione inediti, "E' successo anche a me", 2008. La novella è stata poi pubblicata nel libro "Le fiabe per... parlare di separazione."

Accanto alla attività di scrittura c'è quella dei laboratori, all'interno della scuola primaria. Tra i progetti di scrittura "terapeutica" più importanti, "Chi ha visto Pasqualina?" e "Una bacchetta magica per" realizzati entrambi con i bambini dell' area del terremoto dell'Aquila, e "E' successo anche a..." sul tema della separazione dei genitori, con la scuola primaria di via Einaudi di Grosseto.
Alcuni miei libri sono stati venduti all'estero (Spagna e Francia), ed alcuni ne ho tradotti (USA e Francia).


1 Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Non l’ho deciso, è venuto da sé… Fa parte di me come tante altre cose.

2 Che genere di storie le piace inventare?

Quelle un po’ buffe, un po’ commoventi… soprattutto quelle “nutrienti” per chi le legge.

3 Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

La calma. Difficile, nel nostro quotidiano. Se posso, lascio tutti e tutto e me ne vado per pochissimi giorni fuori dalla città, tra le colline della Maremma. Ma proprio pochissimi e contati giorni…

4 Quando nasce un nuovo racconto?

Da una serie di sollecitazioni esterne che si incontrano con quelle interne. Sembra un trattato di filosofia! Mi spiego: ci sono delle situazioni, storie, persone, che mi colpiscono, e che lasciano delle tracce dentro di me. Quando tutto coincide al meglio con un progetto che sento fortemente, esce il racconto, e il libro. Sembra complicato, ma chi fa un lavoro creativo sa benissimo di cosa parlo.

5 Le è mai capitato di sognare il personaggio di una sua storia?

No, mai. Ma sento delle voci. E della musica. Infatti, suono alcuni strumenti, e nel passato componevo musica. Sarò normale?

6 Sta lavorando a qualcosa in questo periodo?

Due o tre progetti. Uno sarà terminato entro giugno, il mio secondo titolo per la collana di Franco Angeli “le fiabe per…” il tema è l’intercultura. Il mio primo sulla separazione dei genitori sta andando molto bene.

Poi ho scritto un bellissimo libro su un’aquila e sulla shoah… sta girando tra gli editori. Sarà anche in Inglese. Da una storia vera.

7 Alcuni ritengono che la letteratura per l’infanzia sia di serie di B.
   Che dire a chi la pensa così?

Il piccolo principe, Pinocchio, Alice in wonderland, le fiabe raccolte dai fratelli Andersen, … di serie B? Ma per favore!… gli direi.

8 Come definirebbe il suo stile?

Apparentemente leggero. Cerco di scrivere per i bambini con un linguaggio molto semplice, così come è il loro. Faccio molta attenzione alle parole, e ne uso da un dizionario molto ristretto. Molti libri per ragazzi, penso a quelli che circolano anche nelle scuole come libri di testo, sono incomprensibili, spesso, per un bambino. Tutti oggi usiamo per parlare un linguaggio molto ristretto. E a me piace usare il linguaggio quotidiano. Solo con questo si possono affrontare temi difficili, entrando in maniera “dimessa” nella vita quotidiana dei lettori, ma puntando al cuore.

Alcuni dei temi che ho trattato: l’abuso sessuale, l’adozione, la disabilità, la separazione-divorzio dei genitori, la shoah…

9 C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?

   Una riflessione, un pensiero, un messaggio, ciò che preferisce, ci dica.

Quando leggete, se leggete, cercate di farlo nel silenzio. Il silenzio oggi è un tesoro sempre più prezioso e raro. E’ importante, per leggere o per ascoltare. Ma soprattutto per ascoltarsi. La nostra anima ne ha bisogno, così come i nostri polmoni dell’aria che respiriamo. Certo spesso quest’aria è inquinata. Ed i nostri pensieri?


Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.









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