Intervista a Roberto Barbero


Sono nato a Torino, dove vivo. Mi sono laureato in Lettere ed ho insegnato
Italiano, Storia e Geografia nelle scuole medie inferiori.

Ho pubblicato Maestri pazzi (Signum Scuola 2000), Il pesce rosso nel mare
(Signum Scuola 2004), L’orco che non mangiava i bambini
(Einaudi Storie e Rime 2007), Dieci Orchi in vacanza
(Einaudi Storie e Rime 2009).

Ho anche pubblicato dei brevi racconti nelle raccolte di Tantestorie Edizioni EGA.
È uscito un libro che ho scritto a quattro mani con Sebastiano Ruiz Mignone, Salviamo Tutankhamon! (Editrice La Scuola- Oasi della Lettura 2010).

Da quando non sono più impegnato come insegnante, partecipo, da esterno,
a laboratori sulla letteratura per l’infanzia che si tengono nelle scuole.
Ho anche sceneggiato delle recite di alunni delle scuole elementari.

Ho preparato una versione teatrale dei romanzi L’orco che non mangiava i bambini e
 Dieci orchi in vacanza, che vengono presentati nelle scuole.

Partecipo a diversi “incontri con l’autore”.
Ho curato, come autore di un incipit e come coordinatore di una delle squadre,
 la staffetta di scrittura creativa organizzata da Bimed-Exposcuola.





Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Ero un insegnante di Italiano nelle scuole medie inferiori e per motivi di lavoro dovevo occuparmi della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza. Ho finito così per innamorarmene e ho deciso di dedicarmi anch’io a questa attività.

A che tipo di storie preferisce dedicarsi?

Nelle mie storie mi piace che ci sia l’avventura, quindi se sono destinate ai ragazzi più grandi ho una preferenza per il genere salgariano, mentre se sono rivolte a bambini più piccoli mi piace che siano fiabe un po’ metropolitane, cioè ambientate ai nostri giorni, e che siano umoristiche.

Ci racconti quando scrive, il suo tavolo da lavoro, e se preferisce la carta o il pc?

Per scrivere preferisco le ore serali, quando ho più tempo e il buio esterno evita che mi distragga guardando fuori della finestra. Siedo al tavolino dove ci sono il computer, fogli e penne. In realtà uso carta e penna soprattutto quando sono fuori casa, o anche in casa ma col computer spento, e mi viene un’improvvisa idea su una cosa da scrivere che non voglio rischiare di dimenticare. Altrimenti scrivo tutto direttamente al computer, perché è tanto comodo ed è facilissimo fare tutte le correzioni che si vuole senza lasciare dei pasticci.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?
Quando scrivo ascolto la musica, per coprire i rumori che disturbano e anche perché ho bisogno di un’atmosfera che mi stacchi dalla realtà che mi circonda e mi trasporti nel mondo della fantasia.

Sta lavorando a qualcosa di nuovo in questo periodo?
Attualmente ho un paio di storie in cantiere, ma nulla di ancora definitivo.

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?

Non mi è mai successo di sognare di notte un personaggio delle mie storie. Di sognarlo ad occhi aperti sì, perché quando uno è impegnato a scrivere pensa alla sua storia anche mentre si lava i denti o si allaccia le scarpe.

C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista? Una riflessione, un pensiero, ciò che preferisce, ci dica.

I bambini e i ragazzi sono i più curiosi di conoscere e i più vogliosi di leggere, pertanto non dobbiamo trascurare l’occasione di utilizzare questa loro grande disponibilità. Ben venga qualsiasi iniziativa di promozione della lettura, a casa, a scuola, da parte di tutti gli operatori che hanno a che fare col mondo dei libri. Tutto questo anche perché l’amore per la lettura, se coltivato negli anni più verdi, ha buone possibilità di conservarsi anche nelle età successive.


Alcuni affermano che la letteratura per i ragazzi è di serie B. Cosa rispondere a chi la pensa così?

Si tratta di uno snobismo intellettualistico. Sarebbe un po’ come dire che i medici che curano gli adulti sono di serie A, mentre i pediatri sono di serie B. Scherzi a parte, anche se stiamo parlando di cose allegre e non di malattie, i contenuti della letteratura per i ragazzi sono più semplici perché sono destinati a un pubblico meno maturo. Ciò non significa che sia più semplice il lavoro dell’autore, che usa un linguaggio di livello meno alto e tratta problematiche meno complesse, ma deve fare un maggiore uso della fantasia e mettersi nei panni di lettori diversi da lui per età. Scrittori bravi e altri meno bravi si trovano in entrambe le categorie.



Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.





Commenti

Chagall ha detto…
Sembra davvero carino questo libro.
ventodebora ha detto…
Lo credo anch'io infatti penso di comprarlo presto. Ciao!

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