Lettori fissi

venerdì 2 dicembre 2011

Storia delle Storie. Come sono nate le FREGOLE?


Un paio di anni fa scrissi un libro in triestino, erano semplici rime baciate. Ma colsi l’occasione per imparare a scrivere in un triestino il più corretto possibile. Leggere è una cosa, scrivere un’altra. Imparai che ogni autore trova i suoi modi di esprimersi col dialetto, certe parole da alcuni vengono scritte in un modo, da altri in un altro. Credo di aver scelto la “scuola di Mario Doria”, il suo dizionario è quello che consulto più spesso, e che di solito ha, è proprio il caso di dirlo, l’ultima parola!

Ma un pomeriggio di novembre, mentre ricontrollavo le rime al tavolo del soggiorno dei miei genitori, improvvisamente ho visto una bambina col cappuccio rosso che sgambettava per il Carso e ho cominciato ad ascoltare la mia mente che ne raccontava la fiaba in triestino. Mi piaceva un mondo questa idea che era venuta a trovarmi, acchiappai velocemente un foglio bianco e una matita, buttai giù righe e righe, presto arrivò il Lupaz, subito dopo l’associazione “cacciatore della fiaba” col “cacciatore luogo”, sorrisi di gusto al pensiero del “radicio coi fasoi” nel cestino della “muleta”, insomma “Capuceto Rosso” triestina era nata.

Già mentre la trascrivevo in bella copia sentivo la voglia di rimettermi a pensare in triestino ad un’altra fiaba, e non sapevo quale scegliere, perché moltissime mi sembravano adatte ad essere ambientate nei nostri luoghi, nella nostra città. I modi di dire mi stuzzicavano, certe parole le annotavo in una lista, bisognava che le inserissi assolutamente in qualche fiaba. Qualche fiaba? Certo, sarebbe stato bello farne tante. Ma quale casa editrice avrebbe potuto essere interessata a un progetto del genere? Quale avrebbe potuto accogliere una proposta così fuori dagli schemi?

Eppure ci sono tante pubblicazioni per i grandi in triestino, mentre manca qualcosa per i bambini, mi dicevo. Conoscevo Bianca e Volta per il “Monon” di Diego Manna, e decisi di contattare questo editore. Preparai una presentazione del progetto, scelsi il nome “Fregole” per proporre addirittura una serie. Ne parlai con Ingrid Kuris che illustra in modo divertente e ironico. Le dissi cosa avevo in mente e di tenersi pronta perché speravo che l’idea potesse piacere.

Antonietta Benedetti, ossia Bianca e Volta in persona, ci pensò su qualche tempo, non moltissimo. Ci volle incontrare al Caffè San Marco per concordare la realizzazione del progetto “Fregole”.

A febbraio, tra quei tavolini frequentati da illustri, importanti scrittori, anche i nostri albi per bambini hanno ricevuto la loro benedizione. Speriamo ci porti fortuna questo luogo!

Ora che sono quasi passati due anni, nonostante gli intoppi e le difficoltà, siamo riuscite tutte e tre a portare in giro per scuole, biblioteche e librerie i nostri primi due nati, “Capuceto Rosso” e “El Gato coi Stivai”. Speriamo abbiate voglia di seguirci ancora, per scoprire insieme a noi come ogni antica fiaba, possa nascondere un’inaspettata, insospettabile, anima triestina!

Ultimo nato, "I Tre Porcheti" qua sotto.


















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