Lettori fissi

venerdì 16 dicembre 2011

Intervista a Beatrice Masini


Beatrice Masini nasce a Milano. Inizia a lavorare come giornalista e collabora con “La voce” e “Il giornale”. Editor della collana di narrativa per ragazzi della Fabbri Editor pubblica molti romanzi per bambini e ragazzi. Esordisce nella letteratura per ragazzi nel 1996 con il romanzo “Emma dell’ermellino”.

Ha pubblicato numerosi libri e alcuni si sono aggiudicati prestigiosi premi: con “Signore e signorine – Corale greca” (2002) vince l’edizione 2004 del Premio Pippi. “La spada e il cuore – Donne della Bibbia” (2009) ottiene invece la vittoria del Premio Elsa Morante nonché il Premio Andersen come miglior autrice del mondo dell’infanzia. Ha pubblicato anche un volume su Virginia Woolf dal titolo “Per amore delle parole “Vita e passioni di Virginia Woolf” (2005) e un libro interamente dedicato alle mamme dal titolo “Vita segreta delle mamme”.

Beatrice Masini è anche una grande traduttrice. Tra i suoi lavori più importanti c’è la traduzione della saga di Harry Potter. Il suo ultimo romanzo intitolato “Bambini nel bosco” si è aggiudicato un posto nella rosa dei dodici finalisti del Premio Strega.






Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Non ho deciso, è stata più una sorta di presa di coscienza: mi sono resa

conto che le storie che scrivevo avevano sempre bambini e ragazzi come

protagonisti, e che inconsapevolmente le raccontavo dal loro punto di vista.



C¹è ancora un racconto in sospeso che un giorno spera di riuscire a tirar

fuori?

Ce ne sono sempre parecchi. Alcuni però si spengono da soli e spariscono;

altri restano a mezz¹aria e continuo a pensarci finché non decidono di farsi

scrivere.



Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro e se preferisce la

carta o il pc?

Lavoro al computer, sempre un Mac, su un tavolo da lavoro ovale che

condivido con mio marito: una di qua, l¹altro di là. Ma io di solito lavoro

di giorno e lui di sera. C¹è una lampada cromata di Verner Panton, qualche

oggetto interessante, una vecchia bussola, un fermacarte di murrine verdi

e una montagna di carta: fogli, ritagli di giornale, blocchetti, appunti

presi alla vecchia maniera, con la penna. Il mio momento preferito per

scrivere è la mattina, ma posso permettermi il lusso di farlo solo di rado;

quindi poi scrivo quando posso, ma non di notte.



Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare

o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

Non ho riti di scrittura: quando comincio a distrarmi mi alzo e vado a

prepararmi un tè. E non riesco a scrivere per più di due ore di fila.



Sta lavorando a qualcosa in questo periodo?

No.



Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo

inventato?

No. Il loro mondo è molto separato da mio.



C¹è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?

Una riflessione, un pensiero, ciò che preferisce, ci dica.

Mi piacerebbe che nel mondo ci fosse più gentilezza.





Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.



















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