Lettori fissi

sabato 31 dicembre 2011

Inedito



Carissimi,
vi auguro una splendida serata,
una buona fine e un buon inizio.
Un 2012 di Tutta Salute, e poi,
che si avveri e concretizzi
ogni cosa che sperate fortemente nel vostro cuore.

Ultimo post del 2011.
Ho alcuni inediti nei quali vorrei
farvi sbirciare, e comincio con
"La mia Cameretta"
illustrata da Simona Meisser.
Lei ha composto pure il prototipo - libro
da cui traggo queste immagini...














ciao,
ci rivediamo nel 2012!



giovedì 29 dicembre 2011

"Luce di Stella" e "Anche le nonne volano"




Alberto Benevelli, mi ha omaggiato di un bel albo natalizio.
La storia di Natale per eccellenza, raccontata dalla stella cometa.
Il testo è molto poetico, lieve, tutto da assaporare.
Le immagini sono rassicuranti, precise, vi piacerà questo libro.




Non voglio svelarlo troppo,
perchè la storia già si può intuire,
ma merita scoprire poco a poco la poesia
con cui l'hanno immaginata l'autore e l'illustratrice.
Grazie Alberto, per la sorpresa inaspettata e graditissima!




Un altro libro che voglio segnalarvi è "Anche le nonne volano".
Si tratta di un racconto illustrato, quindi abbiamo 77 pagine,
molto testo, però non privo di illustrazioni importanti.
L'interno riserva sorprese in grande formato.

Il genere che spero pubblichino presto anche a me,
perchè ci sono immagini curate
come negli albi illustrati, ma il racconto è corposo.








 la trama



Il testo (Dino Ticli) è emozionante,
le illustrazioni (Daniela Giarratana)
stupiscono ogni volta per le prospettive e i colori.
Il risultato è un libro ricco di atmosfera, affascinante.


Un 2012 di Tutta Salute e Cuore Tranquillo a tutti!






venerdì 16 dicembre 2011

Intervista a Beatrice Masini


Beatrice Masini nasce a Milano. Inizia a lavorare come giornalista e collabora con “La voce” e “Il giornale”. Editor della collana di narrativa per ragazzi della Fabbri Editor pubblica molti romanzi per bambini e ragazzi. Esordisce nella letteratura per ragazzi nel 1996 con il romanzo “Emma dell’ermellino”.

Ha pubblicato numerosi libri e alcuni si sono aggiudicati prestigiosi premi: con “Signore e signorine – Corale greca” (2002) vince l’edizione 2004 del Premio Pippi. “La spada e il cuore – Donne della Bibbia” (2009) ottiene invece la vittoria del Premio Elsa Morante nonché il Premio Andersen come miglior autrice del mondo dell’infanzia. Ha pubblicato anche un volume su Virginia Woolf dal titolo “Per amore delle parole “Vita e passioni di Virginia Woolf” (2005) e un libro interamente dedicato alle mamme dal titolo “Vita segreta delle mamme”.

Beatrice Masini è anche una grande traduttrice. Tra i suoi lavori più importanti c’è la traduzione della saga di Harry Potter. Il suo ultimo romanzo intitolato “Bambini nel bosco” si è aggiudicato un posto nella rosa dei dodici finalisti del Premio Strega.






Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Non ho deciso, è stata più una sorta di presa di coscienza: mi sono resa

conto che le storie che scrivevo avevano sempre bambini e ragazzi come

protagonisti, e che inconsapevolmente le raccontavo dal loro punto di vista.



C¹è ancora un racconto in sospeso che un giorno spera di riuscire a tirar

fuori?

Ce ne sono sempre parecchi. Alcuni però si spengono da soli e spariscono;

altri restano a mezz¹aria e continuo a pensarci finché non decidono di farsi

scrivere.



Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro e se preferisce la

carta o il pc?

Lavoro al computer, sempre un Mac, su un tavolo da lavoro ovale che

condivido con mio marito: una di qua, l¹altro di là. Ma io di solito lavoro

di giorno e lui di sera. C¹è una lampada cromata di Verner Panton, qualche

oggetto interessante, una vecchia bussola, un fermacarte di murrine verdi

e una montagna di carta: fogli, ritagli di giornale, blocchetti, appunti

presi alla vecchia maniera, con la penna. Il mio momento preferito per

scrivere è la mattina, ma posso permettermi il lusso di farlo solo di rado;

quindi poi scrivo quando posso, ma non di notte.



Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare

o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

Non ho riti di scrittura: quando comincio a distrarmi mi alzo e vado a

prepararmi un tè. E non riesco a scrivere per più di due ore di fila.



Sta lavorando a qualcosa in questo periodo?

No.



Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo

inventato?

No. Il loro mondo è molto separato da mio.



C¹è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?

Una riflessione, un pensiero, ciò che preferisce, ci dica.

Mi piacerebbe che nel mondo ci fosse più gentilezza.





Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.



















martedì 13 dicembre 2011

Come sono nati “El gato coi stivai” e “I tre porcheti”?

Tavola originale per i Tre Porcheti ( Ingrid Kuris )


Retroscena e “ciacole” sulle Fiabe della Collana Fregole.

Abbiamo già raccontato com’è nata la prima fiaba in dialetto triestino: “Capuceto Rosso”, e abbiamo scoperto che la “Capuceto Rosso” triestina è del segno dello scorpione, nata a novembre, in un pomeriggio di Bora, mentre il gigantesco abete sul fianco della casa dei miei genitori dondolava i suoi rami e ad ogni “refolada” li strusciava contro quelli del “lavarno” (l’alloro). Mi rimane un bel ricordo di quei momenti d’ispirazione tranquilla, trascorsi nella casa di Servola, cullati dal nostro adorato vento.

In questo primo albo, grazie ai pennelli di Ingrid, “el Lupaz” si animò con smorfie spassose. Quel pelo arruffato, gli occhi vispi, la linguaccia rossa, hanno contribuito in modo determinante a renderlo il vero protagonista.

Ma “El gato coi stivai”? Non mi era particolarmente simpatica questa fiaba. Piantai il gatto davanti a me e lo fissai dritto negli occhi “caro micio, qui bisogna che ti inventi d’essere meno spocchioso di quanto ti ricordo e cerca di sorridere in modo più grazioso ogni tanto!” Una volta messo in chiaro che l’avrei stravolto e rivoltato a modo mio, siamo partiti insieme per ripercorrere le sue imprese. Devo dire che il micio s’è dimostrato un compagno di viaggio buontempone, dalla parlantina schietta. Mi ci sono trovata così bene che quasi mi è sembrato di fare un balzo in avanti insieme a lui, verso ancora nuove possibilità narrative.

Anche in questo caso le pennellate colorate di Ingrid hanno saputo regalarci tavole indimenticabili, come quella della bottega del “caligher” dalla cui vetrata si intravedono i bei palazzi della nostra città. Oppure quella del coniglio che salta nel sacco!

Come terzo albo, non s’è potuto fare a meno di scegliere “I Tre porcheti”. In tutte le scuole e biblioteche, questa era la fiaba che veniva acclamata più di tutte le altre, in assoluto. Troppi bambini ci hanno detto che questa era la loro preferita. Specialmente tra i più piccoli sembra sia la più amata. Non potevamo deludere l’aspettativa.

La trama dei “Tre porcheti” è semplicissima, quasi banale. Ma è bastato il dialetto a renderla completamente rinnovata. Le situazioni “carsiche”, le scenette campestri, hanno permesso di utilizzare tante parole vivaci. Pensiamo che questa fiaba sia riuscita come un veloce cartone animato. Si corre con i protagonisti e si arriva alla fine col fiatone, con la sensazione di aver rincorso “i porcheti” da Piazza Unità e San Giusto fino ad Aurisina in 10 minuti… ops, forse è proprio ciò che succede.

E ritorna il nostro amato “Lupaz”. Il “Lupaz” ci piace!
Ha un aspetto selvaggio, a volte poco raccomandabile, ma in realtà è un bonaccione, anche sfortunato, poveraccio. La sua anima predatrice e quella triestina convivono in lui regalandoci un personaggio troppo “cocolo”. Bambini, se volete scrivere al Lupaz, non esitate a farlo... chissà che non vi regali qualche ghianda.





lunedì 12 dicembre 2011

Banshee


Copertina del libro che sto per presentarvi.
Si narra di una fata irlandese che un giorno
si sveglia arrabbiata, furibonda.


Molte volte già solo la storia personale di un autore o un illustratore, fa sognare.
Certi si sono ritirati a vivere nella campagna inglese, marchigiana, in montagna...altri in un faro, su un’isola quasi deserta. Meraviglioso no? E come vuoi che non siano liberi di catturare anche la più piccola ispirazione? Come vuoi che non riescano a farla lievitare, maturare, fino a diventare un bel racconto, o delle belle immagini? Senza perderne nemmeno un briciolino per strada. Mi piace pensarli, e saperli, fortunate menti libere di creare.
Credo però, che oltre all'ambiente che ci circonda; sicuramente molto importante; la condizione, almeno per me indispensabile, è poter contare su un ambiente sociale sereno, delle persone con cui si sta bene, con cui si parla volentieri, questo fa bene alla mia storia personale. Questo influisce sulla mia creatività. Se sono contornata da persone con cui non sto bene, quasi sempre mi spengo... scusate il piccolo sfogo, e passiamo a cose assai più interessanti. Passiamo al motivo per cui ho iniziato il post:

Ieri ho visto Banshee.
Immagini potenti. Parole bellissime.
Colpo di fulmine!





Dopo un primo sguardo ho notato che lo ha tradotto Alessandro Marcigliano
(c'è anche la sua intervista in questo blog)

è un libro di grande formato, non fatevi ingannare dalle foto dei dettagli,
mi dispiace se gli scatti forse sono poco riusciti, piove, c'è poca luce
e sotto la luce artificiale evitare i riflessi non è facile.














risguardi delicati


Alla fine c'è un'importante, chiarificatrice nota dell'autore,
 fa sorridere dolcemente ma soprattutto fa comprendere più a fondo il racconto.


Infine, ecco qualcosa che secondo me tutti i libri dovrebbero avere:







Alla prossima, con un libro tutto italiano.


venerdì 9 dicembre 2011

PEF


Pef è un autore e illustratore francese, ha scritto il suo primo libro a 40 anni.
Io l'ho conosciuto grazie a "Il mostro peloso".
Ma questi signori in rosso qua sopra, mi sembrano una migliore cartolina natalizia.




Le immagini sono allegre e spensierate, la storia deliziosa.
Un libro piacevole come un tè caldo, coccoloso come un plaid.














Voleva essere un post natalizio... fatto a modo mio.

lunedì 5 dicembre 2011

Biennale Diffusa



Il Porto Vecchio della nostra città
è stato scelto come sede della Biennale Diffusa.


Ve la siete persa?

Venite con me, ci sono stata l'ultimo giorno
e ho fatto un po' di foto per voi.
Un bel po' di foto in realtà,
è stato difficile ora scegliere quali mettere nel blog.


Qui sotto si racconta il Porto Vecchio di Trieste:





















più di queste blogger non me le carica in un solo post,
se vi va di vederne altre fatemelo sapere,
così faccio una seconda puntata, ok? Ciao!

venerdì 2 dicembre 2011

Storia delle Storie. Come sono nate le FREGOLE?


Un paio di anni fa scrissi un libro in triestino, erano semplici rime baciate. Ma colsi l’occasione per imparare a scrivere in un triestino il più corretto possibile. Leggere è una cosa, scrivere un’altra. Imparai che ogni autore trova i suoi modi di esprimersi col dialetto, certe parole da alcuni vengono scritte in un modo, da altri in un altro. Credo di aver scelto la “scuola di Mario Doria”, il suo dizionario è quello che consulto più spesso, e che di solito ha, è proprio il caso di dirlo, l’ultima parola!

Ma un pomeriggio di novembre, mentre ricontrollavo le rime al tavolo del soggiorno dei miei genitori, improvvisamente ho visto una bambina col cappuccio rosso che sgambettava per il Carso e ho cominciato ad ascoltare la mia mente che ne raccontava la fiaba in triestino. Mi piaceva un mondo questa idea che era venuta a trovarmi, acchiappai velocemente un foglio bianco e una matita, buttai giù righe e righe, presto arrivò il Lupaz, subito dopo l’associazione “cacciatore della fiaba” col “cacciatore luogo”, sorrisi di gusto al pensiero del “radicio coi fasoi” nel cestino della “muleta”, insomma “Capuceto Rosso” triestina era nata.

Già mentre la trascrivevo in bella copia sentivo la voglia di rimettermi a pensare in triestino ad un’altra fiaba, e non sapevo quale scegliere, perché moltissime mi sembravano adatte ad essere ambientate nei nostri luoghi, nella nostra città. I modi di dire mi stuzzicavano, certe parole le annotavo in una lista, bisognava che le inserissi assolutamente in qualche fiaba. Qualche fiaba? Certo, sarebbe stato bello farne tante. Ma quale casa editrice avrebbe potuto essere interessata a un progetto del genere? Quale avrebbe potuto accogliere una proposta così fuori dagli schemi?

Eppure ci sono tante pubblicazioni per i grandi in triestino, mentre manca qualcosa per i bambini, mi dicevo. Conoscevo Bianca e Volta per il “Monon” di Diego Manna, e decisi di contattare questo editore. Preparai una presentazione del progetto, scelsi il nome “Fregole” per proporre addirittura una serie. Ne parlai con Ingrid Kuris che illustra in modo divertente e ironico. Le dissi cosa avevo in mente e di tenersi pronta perché speravo che l’idea potesse piacere.

Antonietta Benedetti, ossia Bianca e Volta in persona, ci pensò su qualche tempo, non moltissimo. Ci volle incontrare al Caffè San Marco per concordare la realizzazione del progetto “Fregole”.

A febbraio, tra quei tavolini frequentati da illustri, importanti scrittori, anche i nostri albi per bambini hanno ricevuto la loro benedizione. Speriamo ci porti fortuna questo luogo!

Ora che sono quasi passati due anni, nonostante gli intoppi e le difficoltà, siamo riuscite tutte e tre a portare in giro per scuole, biblioteche e librerie i nostri primi due nati, “Capuceto Rosso” e “El Gato coi Stivai”. Speriamo abbiate voglia di seguirci ancora, per scoprire insieme a noi come ogni antica fiaba, possa nascondere un’inaspettata, insospettabile, anima triestina!

Ultimo nato, "I Tre Porcheti" qua sotto.


















Messa in circolo de "I Tre Porcheti"


Mercoledì 30 novembre, alla Lovat di Trieste, è arrivato
il terzo albo della Collana Fregole, "I tre Porcheti".




Da destra, Antonietta l'editrice, Antonella e Claudio
dei Nati per Leggere, Ingrid l'illustratrice ed io.




Siamo particolarmente contente di questo albo!




Speriamo piaccia anche a voi.


Abbiamo festeggiato l'arrivo dei libri freschi di stampa,
con amici e ammiratori della Collana Fregole.

I lettori dei Nati per Leggere, Antonella e Claudio,
 hanno dato voce ai personaggi con brio e "morbìn" .

Per una nuova fiaba in triestino bisognerà aspettare la primavera del prossimo anno.
Ci siamo consolate con "fritole" fatte in casa e dolcetti al cioccolato!









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