Lettori fissi

sabato 29 ottobre 2011

Dettagli d'Autunno



Mi intrufolo in questo trenino di interviste. Che prima o poi finiranno…

Oggi, dettagli d’autunno, per ritornare un poco ad abitare il mio piccolo blog.

Soprattutto se avete bambini, siete alle prese con le zucche in questo periodo, vero?

Be’ il sapore, la forma e il colore di questo ortaggio a me piacciono molto.


 Qualche settimana fa sono stata al Castello di Brazzà, in provincia di Udine,
per visitare la mostra dedicata a Štěphán Zavřel (Praga 1932 – Sarmede 1999).
Eccovi, qua sotto, un’immagine rubata.
L’esposizione dei suoi bozzetti, tavole e quadri, merita la visita.
Mi sono emozionata di fronte a certi suoi messaggi, appunti e lettere che pure sono incorniciati ed esposti.

A Sarmede invece, è possibile visitare la sua casa che ovviamente è diventata una casa museo. E nello stesso piccolissimo paese, grazie a lui, si è sviluppata una delle più importanti scuole d’illustrazione a livello internazionale.
La storia di Zavřel è affascinante. Scappato dal suo paese e approdato tra i colli italiani, con la sua arte è riuscito a influenzare in modo determinante il mondo dell’illustrazione.



Maura Picinich ha scritto un libro su questo maestro dell’illustrazione che ha conosciuto e del quale era amica. Il libro è la sua biografia scritta come una fiaba. Un racconto toccante, poetico. All’interno moltissime illustrazioni dello stesso Zavřel.



Buon ponte, buone zucche e alla prossima! Ciao!

venerdì 28 ottobre 2011

Intervista a Francesca Capelli



Sono nata a Bologna, mi sono diplomata al liceo linguistico e ho una laurea in Scienze politiche. Leggere e scrivere sono da sempre la mia passione e quando avevo 7 anni ho deciso che ne avrei fatto un lavoro vero.

Ho “fondato” il mio primo giornale a 9 anni (facevo tutto io – direzione, redazione, grafica, stampa… - e lo leggevano solo i miei parenti), ma ho iniziato a fare sul serio quando sono entrata all’Istituto per la formazione al giornalismo di Milano. Dopodiché ho lavorato in varie redazioni a Milano: Reuter’s (agenzia di stampa), Grazia, L’Unità, Newton. E dal 2000 ho scelto di diventare giornalista indipendente. Anche perché nel frattempo avevo scoperto una cosa ancora più divertente: scrivere per i ragazzi.

Il mio primo libro, “La macchina uomo” (Dami), è stato pubblicato nel 1998.

Nel 2001 ho fondato Ragazzinet.it. Dal 2004 ho ripreso a scrivere libri per ragazzi: educational, fiabe, storie di attualità. Traduco anche romanzi, sempre per ragazzi, da francese, inglese e spagnolo. Ho l’onore di aver tradotto il secondo e il terzo volume della trilogia di “Tata Matilda” (San Paolo) e i romanzi di Anne-Laure Bondoux pubblicati in Italia da San Paolo.

Sono una fan di Harry Potter, naturalmente. I miei scrittori per ragazzi preferiti sono Roald Dahl, Jacqueline Wilson, Gérard Moncomble, Michael Morpurgo, Philip Pullman, Eva Ibbotson. Tra gli italiani, mi piacciono molto Beatrice Solinas Donghi, Guido Sgardoli, Silvana Gandolfi e Annalisa Strada.

Sono golosa di cioccolato, soprattutto al peperoncino.







Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Ho imparato a leggere a 3 anni e da sempre sono una divoratrice di libri (oltre che di cioccolato). Ho deciso che avrei fatto della scrittura (e della lettura, le due cose per me sono indissolubili) un mestiere quando ancora andavo alle elementari, anche se all’epoca non sapevo esattamente cosa avrei scritto. Ho fatto la giornalista per molti anni e continuo tutt’ora. Poi, per caso, ho iniziato a scrivere degli educational in campo ambientale. E da lì sono passata alla narrativa. Ma se il senso della domanda è perché scrivo per i ragazzi e non per gli adulti, beh, la riposta è semplice: mi diverte di più.

A che tipo di storie preferisce dedicarsi?

Realistiche, decisamente. Anche se sono una lettrice, sebbene non accanita, di fantasy. Ma mi piace scrivere storie che abbiano attinenza con la realtà, che ci offre talmente tanti spunti da superare sempre la fantasia.

Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro, e se preferisce la carta o il pc?

Il mio tavolo da lavoro è coperto di carta: appunti, libri, quaderni. Scrivo al computer, perché mi dà la possibilità di rileggere, correggere e ricorreggere in fretta e tutte le volte che voglio. Ma quando ho il blocco dello scrittore mi sposto dalla scrivania e mi sdraio per terra con penna e taccuino in mano, alla ricerca dell’ispirazione.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?
Lavoro bene nella confusione, ho sempre la radio accesa e sono circondata da pile di libri e appunti

Sta lavorando a qualcosa di nuovo in questo periodo?
Sto scrivendo un romanzo a quattro mani con un amico argentino. Ci stiamo divertendo molto e spero di vederlo presto pubblicato.

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?
Mi è capitato di non sapere che svolta dare a un storia e di aver sognato il finale.

C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?

Daniel Pennac ha ragione quando dice che il verso “leggere” non regge l’imperativo. E’ come il verbo “amare”. Ma come quando ci si innamora, nel momento in cui si scopre il piacere della lettura, la sensazione che quel libro sia stato scritto “proprio per te”, dopo non se ne può più fare a meno.

Alcuni affermano che la letteratura per i ragazzi è di serie B.

Cosa rispondere a chi la pensa così?

Mi chiedo come possibile che siamo ancora a questo punto della discussione. La vera distinzione, in letteratura, è tra libri belli e libri brutti. E’ l’unica che conta. Però non sono d’accordo con molti miei colleghi che rifiutano la definizione di “autori per ragazzi”. Io ne vado fiera, non mi sento sminuita. Riconosco alla letteratura per ragazzi una propria specificità, che passa per i temi, lo stile, la leggibilità.


 Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.





giovedì 27 ottobre 2011

Intervista a Roberto Barbero


Sono nato a Torino, dove vivo. Mi sono laureato in Lettere ed ho insegnato
Italiano, Storia e Geografia nelle scuole medie inferiori.

Ho pubblicato Maestri pazzi (Signum Scuola 2000), Il pesce rosso nel mare
(Signum Scuola 2004), L’orco che non mangiava i bambini
(Einaudi Storie e Rime 2007), Dieci Orchi in vacanza
(Einaudi Storie e Rime 2009).

Ho anche pubblicato dei brevi racconti nelle raccolte di Tantestorie Edizioni EGA.
È uscito un libro che ho scritto a quattro mani con Sebastiano Ruiz Mignone, Salviamo Tutankhamon! (Editrice La Scuola- Oasi della Lettura 2010).

Da quando non sono più impegnato come insegnante, partecipo, da esterno,
a laboratori sulla letteratura per l’infanzia che si tengono nelle scuole.
Ho anche sceneggiato delle recite di alunni delle scuole elementari.

Ho preparato una versione teatrale dei romanzi L’orco che non mangiava i bambini e
 Dieci orchi in vacanza, che vengono presentati nelle scuole.

Partecipo a diversi “incontri con l’autore”.
Ho curato, come autore di un incipit e come coordinatore di una delle squadre,
 la staffetta di scrittura creativa organizzata da Bimed-Exposcuola.





Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Ero un insegnante di Italiano nelle scuole medie inferiori e per motivi di lavoro dovevo occuparmi della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza. Ho finito così per innamorarmene e ho deciso di dedicarmi anch’io a questa attività.

A che tipo di storie preferisce dedicarsi?

Nelle mie storie mi piace che ci sia l’avventura, quindi se sono destinate ai ragazzi più grandi ho una preferenza per il genere salgariano, mentre se sono rivolte a bambini più piccoli mi piace che siano fiabe un po’ metropolitane, cioè ambientate ai nostri giorni, e che siano umoristiche.

Ci racconti quando scrive, il suo tavolo da lavoro, e se preferisce la carta o il pc?

Per scrivere preferisco le ore serali, quando ho più tempo e il buio esterno evita che mi distragga guardando fuori della finestra. Siedo al tavolino dove ci sono il computer, fogli e penne. In realtà uso carta e penna soprattutto quando sono fuori casa, o anche in casa ma col computer spento, e mi viene un’improvvisa idea su una cosa da scrivere che non voglio rischiare di dimenticare. Altrimenti scrivo tutto direttamente al computer, perché è tanto comodo ed è facilissimo fare tutte le correzioni che si vuole senza lasciare dei pasticci.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?
Quando scrivo ascolto la musica, per coprire i rumori che disturbano e anche perché ho bisogno di un’atmosfera che mi stacchi dalla realtà che mi circonda e mi trasporti nel mondo della fantasia.

Sta lavorando a qualcosa di nuovo in questo periodo?
Attualmente ho un paio di storie in cantiere, ma nulla di ancora definitivo.

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?

Non mi è mai successo di sognare di notte un personaggio delle mie storie. Di sognarlo ad occhi aperti sì, perché quando uno è impegnato a scrivere pensa alla sua storia anche mentre si lava i denti o si allaccia le scarpe.

C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista? Una riflessione, un pensiero, ciò che preferisce, ci dica.

I bambini e i ragazzi sono i più curiosi di conoscere e i più vogliosi di leggere, pertanto non dobbiamo trascurare l’occasione di utilizzare questa loro grande disponibilità. Ben venga qualsiasi iniziativa di promozione della lettura, a casa, a scuola, da parte di tutti gli operatori che hanno a che fare col mondo dei libri. Tutto questo anche perché l’amore per la lettura, se coltivato negli anni più verdi, ha buone possibilità di conservarsi anche nelle età successive.


Alcuni affermano che la letteratura per i ragazzi è di serie B. Cosa rispondere a chi la pensa così?

Si tratta di uno snobismo intellettualistico. Sarebbe un po’ come dire che i medici che curano gli adulti sono di serie A, mentre i pediatri sono di serie B. Scherzi a parte, anche se stiamo parlando di cose allegre e non di malattie, i contenuti della letteratura per i ragazzi sono più semplici perché sono destinati a un pubblico meno maturo. Ciò non significa che sia più semplice il lavoro dell’autore, che usa un linguaggio di livello meno alto e tratta problematiche meno complesse, ma deve fare un maggiore uso della fantasia e mettersi nei panni di lettori diversi da lui per età. Scrittori bravi e altri meno bravi si trovano in entrambe le categorie.



Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.





sabato 22 ottobre 2011

Intervista a Claudio Comini


Claudio Comini vive sul lago d’Iseo.
Dal giorno in cui ha terminato gli studi di filosofia
si è dedicato alla scrittura di libri per ragazzi.
Autore della prima parodia italiana di Harry Potter (Herry Sotter),
ha vinto il Premio Bancarellino nel 2002 con il romanzo comico
“Le ventisette valige di Ennesimo Quaranta”.
I suoi libri sono editi da Giunti, Lapis, De Agostini, Disney Italia, Curci Young.
Ha ideato “Grangibus, festival della letteratura per ragazzi della città di Manerbio”
e “Oblomov”, il festival dei narratori. 


Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

E’ iniziato tutto per gioco. Nel 1989, come vola il tempo quando ci si diverte…, sono diventato bibliotecario di una biblioteca comunale dove gli utenti erano prevalentemente bambini e ragazzi. Per poterli consigliare mi sono messo a leggere moltissimi libri destinati a loro. Mi sono divertito a tal punto da decidere di buttarmi nella scrittura. Poi c’è stato l’incontro con Orazio Minneci, che all’epoca era un collega e presto è diventato un amico. Abbiamo iniziato a scrivere a quattro mani, ma soprattutto a inventare a due teste. E’ stato un periodo molto giocoso e pieno di stimoli.

Cosa le piace della scrittura, dello scrivere?

Che a volte è come mettere le mani nelle tasche. Salta fuori qualche spicciolo che non sapevi nemmeno di avere. La scrittura implica mestiere e metodo ma è anche una sorpresa continua.

Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro e se preferisce la carta o il pc?

Succede quasi sempre così: esco di casa per portare a spasso il cane. Ma ho sempre con me uno zainetto con il computer palmare pronto all’uso o un blocchetto per gli appunti. Quando l’attacco della frase o del capitolo arriva mi fermo su una panchina o al bar e butto giù due o tre pagine.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

La musica mi è indispensabile. Senza un lettore mp3 e il brano giusto faccio fatica a isolarmi dal resto del mondo circostante. Poi ho la fortuna di vivere in un posto molto bello. Passeggiare in riva al lago aiuta moltissimo.

Sta lavorando a qualcosa in questo periodo?

Sto trovando difficoltà a concludere una storia, iniziata di slancio, perché ce n’è un’altra che preme.
E’ una situazione difficile.

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?

No. In genere sono i personaggi che sognano me.

C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?
Una riflessione, un pensiero, ciò che preferisce, ci dica.

Che a una delle domande ho risposto con una sciocchezza. Una sola. E’ andata bene!




Il sito dell'autore: http://www.claudiocomini.it/
 
 
Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.









giovedì 20 ottobre 2011

Letture d'autunno




Ho scoperto l’esistenza di Fairy Oak solo da qualche mese.
Luglio non è stato proprio un mese estivo quest’anno, sembrava autunno ricordate? In una mattina di luglio ventosa e piovosa, come questa di oggi qui a Trieste, alla libreria della stazione ferroviaria scelsi un libro, per ammazzare certe lunghe attese: “Flox sorride in autunno”. Avventuroso, magico, campestre, e molto di più.





Saranno le atmosfere scozzesi (non per niente, andate a vedere da dove ci parla, in questa intervista, l'autrice Elisabetta Gnone ttp://www.fairyoak.it/press/galleria_interviste.php qualcosa mi dice che vi piacerà) la bellezza dei personaggi, delle descrizioni, delle atmosfere, ma trovo sia una lettura estremamente confortante. Caccia le malinconie. Ti fa apprezzare anche la pioggia battente. Insomma sono rimasta impantanata in queste letture. Però sto attenta, le vado centellinando. C’è tutta una serie nella quale sguazzare!

Il sito da esplorare:http://www.fairyoak.it/press/note_favola.php

Ah, sorrido anch'io perchè... finalmente un'autrice ha per amico un bel cagnone!
Urca fa anche rima col suo cognome... ehm, scusate.

martedì 18 ottobre 2011

Intervista a Francesca Ruggiu Traversi



Dal sito dell'autrice: Francesca Ruggiu Traversi è nata a Verbania sul lago Maggiore e abita a Certosa di Pavia. Ha compiuto studi classici e si è laureata in giurisprudenza. Oltre a scrivere per ragazzi, legge e registra libri per persone non vedenti per l'Associazione Donatori di Voce (ADOV) di Pavia. Ama i libri, la musica di Mozart, le passeggiate nella natura e i gatti.


Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Scrivo quello che mi suggerisce la fantasia, e mi è subito venuto naturale scrivere storie per bambini e ragazzi. Forse perché, da lettrice, sono i libri che amo di più, e anche perché è una dimensione in cui mi trovo bene e a mio agio.

A che tipo di storie preferisce dedicarsi?

Storie di fantasia e avventura, con un pizzico di mistero e personaggi bizzarri. E l'ironia non deve mai mancare, fa parte del mio modo di scrivere e di vedere le cose. La storia che scrivo può anche partire dalla realtà di ogni giorno, quella che tutti noi conosciamo, poi però mi piace far subentrare l'elemento fantastico, un qualcosa che trasporti il lettore in un mondo diverso dal nostro.

Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro, e se preferisce la carta o il pc?

Scrivo sia su carta che al pc. Ho una serie di quaderni belli robusti, sui quali annoto le idee per le storie, appunti, personaggi, tutto quello che mi viene in mente. Quando i personaggi e la trama sono pronti sulla carta, allora la storia vera e propria la scrivo al pc, su una scrivania che ho comprato dopo aver firmato il mio primo contratto con un editore. A volte però ho bisogno di cambiare stanza, e mi capita anche di scrivere idee e appunti all'aria aperta.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?
Livido Scuro, lo scrittore di storie di fantasmi dei miei libri con protagonista Tommy Scuro, per trovare l'ispirazione e le idee vive in una casa cupa, a lume di candela e le tende tirate sulle finestre, e si veste come un vampiro. Spesso i ragazzi che incontro mi chiedono se anche io mi comporto allo stesso modo. La risposta è no, non ho abitudini particolari. Mi è sufficiente un posto tranquillo in cui scrivere, i miei gatti vicino e a volte, ma non sempre, un po' di musica di sottofondo.


Speedy e Silver

Sta lavorando a qualcosa di nuovo in questo periodo?
In questo momento, con due libri in uscita nei prossimi mesi, sto pensando a nuove storie. Mi sto dedicando a spunti e idee che mi vengono in mente, riempiendo pagine e pagine di quaderno. Quando ne avrò una che mi convincerà più delle altre, e che potrà prendere la forma di una trama completa, con un inizio e una fine, allora comincerò a scrivere.

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?

No, non mi è ancora capitato, ma non si sa mai... Nei miei sogni di solito vago per posti sconosciuti, cercando la strada per tornare a casa. Io credo che questo rappresenti la continua ricerca di una nuova storia da raccontare, perché per me scrivere è un po' come trovarmi nel posto giusto, quello che mi appartiene e che mi fa sentire a mio agio.

C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?
Una riflessione, un pensiero, ciò che preferisce, ci dica.

Oggi si parla continuamente del fatto che i bambini e i ragazzi leggono poco. Per una volta vorrei dire qualcosa di positivo su quest'argomento. Durante l'anno incontro tantissimi bambini, dalla seconda alla quinta elementare, e rimango sempre piacevolmente colpita dal loro entusiasmo e dalla passione che mettono nella lettura. Molti di loro sono dei grandi lettori, e fanno a gara a vicenda per raccontarmi quanti libri hanno letto e continuano a leggere.

Alcuni affermano che la letteratura per i ragazzi è di serie B. Cosa rispondere a chi la pensa così?

Rispondo che a mio parere è più difficile scrivere per ragazzi che per adulti. Sono lettori attenti, sanno cosa vogliono leggere e cosa si aspettano di trovare in una storia, e se non lo trovano fanno presto ad abbandonare la lettura. Perciò pongo molta attenzione a quello che scrivo, tenendo sempre a mente a chi mi sto rivolgendo: lettori molto, molto esigenti!


Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.



lunedì 17 ottobre 2011

Intervista a Sandra Dema




Sandra Dema

Così mi hanno chiamata quel giorno in cui, appena affacciata sul mondo, ho urlato forte, tanto forte che per zittirmi sono ricorsi ad un rimedio della nonna: alcune gocce di caffè amaro e freddo versate sulle labbra… da allora, con la tazzina in mano, sono cresciuta.

E fra una cosa e l’altra,

un sorriso e un pianto,

un fiore e una pietra ,

un libro e una mela,

una bimba e un bimbo,

un foglio e una matita ...

ho trovato il mio piccolo angolo di cielo.

Lo coloro ogni giorno con i visi dei bimbi e delle bimbe che incontro.

In sostanza cosa faccio?

Progetto attività di educazione interculturale, ambientale, alla nonviolenza, alla sostenibilità, alla convivenza civile per le scuole….

Promuovo laboratori di lettura animata nelle biblioteche e nelle scuole e laboratori creativi con materiali di recupero.

Scrivo... scrivo e così ogni tanto nascono nuovi libri.

Amo stare in mezzo alla natura e rispettarla, giocare, leggere, pacioccare, ridere, scherzare, raccontare...




Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Il lavoro costante con bambini e ragazzi ha sicuramente favorito e influenzato la scoperta e il piacere di scrivere. Quando, in età adulta, ho sentito la spinta a proporre il testo di uno spettacolo teatrale a una casa editrice affinchè ne valutasse l'eventuale pubblicazione, ho capito che qualcosa stava cambiando. L'interesse dimostrato dalla redazione e la richiesta di procedere con la stesura della storia sono stati una sfida che ho raccolto/accolto subito senza esitazione. Non mi ha spaventato il grande lavoro e impegno che mi aspettava, e mi sono tuffata in questa nuova avventura. Con mio grande stupore quando la matita ha incontrato il foglio, non per ballare in fantastici ghirigori, ma per sciogliersi in parole ho capito che la storia era già dentro di me.

Terminato questo impegno durato mesi, ho comperato una scatola di matite e ho recuperato tanti fogli, decisa a scrivere altre storie...

Che genere di storie le piace inventare?

Quando la storia si muove nella testa assume forme, modi e colori difficili da catalogare. A volte scrivo storie buffe e bizzarre, altre volte poetiche, brevi e profonde, dipende...

Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro e se preferisce la carta o il pc?

La mia casa non è molto grande, non ho uno studio, una mansarda o un bowindow.

Nell'angolo della cucina tra il tavolo, la panca, la sedia, il frigorifero... nascono le storie. Una matita e un temperino tra le mani, cartelline stracolme di appunti, libri, ritagli di giornale, fogli... sul tavolo e sulla panca. Scrivo sempre a mano il testo della storia e solo successivamente lo trasferisco al computer.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

Mi succede a volte di sentire la storia muoversi nella testa ma percepire di dover ancora attendere per dipingerle le gambe e farla camminare... Così occupo il tempo stirando, cucinando, tagliando stoffe, carta o altro e intanto i pensieri viaggiano.

Quando sento che è giunto il momento di darle corpo, allora il silenzio è la condizione migliore.

Accade anche che una notizia alla radio, un'immagine su un libro, una parola sentita di sfuggita, una nuvola in cielo, gli occhi di un bambino... siano lo stimolo a scrivere una nuova storia.

Così è stato per “Fiori e sassolini” (Acco editore). Una storia scritta dapprima con immagini su un pezzo di carta, in auto, al freddo ascoltando le drammatiche vicende di un popolo e poi tradotta in parole, a casa, al caldo.

Sta lavorando a qualcosa in questo periodo?

Sì, un paio di progetti stanno prendendo forma e un paio sono in lettura presso alcune case editrici e attendono il verdetto.

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?

Capita più frequentemente che sogni il personaggio prima di farlo diventare protagonista della storia. Succede spesso che mi svegli di notte con la storia che bussa alla porta... non mi resta che alzarmi e accoglierla sul foglio.

C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?
Una riflessione, un pensiero, ciò che preferisce, ci dica.

Dedicare del tempo alla lettura è una buona terapia per corpo e mente di grandi e piccoli.


Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.






Funziona

Grazie Chagall, grazie Chiara.
Per adesso pare che la situazione sia tornata alla normalità.
Non ho fatto nulla, ma rivedo le immagini, come prima.
Speriamo bene.

mercoledì 12 ottobre 2011

Intervista a PINO PACE




Laureato in Lettere all'Università di Bologna, lavora da anni come autore per la radio nazionale, per il cinema e l'audiovisivo. Scrive da sempre storie per ragazzi.
Insegna scrittura creativa all'Istituto europeo di design di Torino, nelle scuole di specializzazione e nei centri culturali, tiene seminari per gli allievi delle scuole elementari, medie e superiori.

Con “Bestiacce!” edito da Giralangolo, sogna di inaugurare una collana di manuali indispensabili all'esploratore moderno.




Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Perché ho scritto un romanzo per adulti e nessuno me l'ha mai pubblicato... no, non è vero, non del tutto. A me piaceva e piace tuttora leggere ma penso che a ogni lettore prima o poi venga voglia di provare a praticare la scrittura. Poi c'è chi molla e chi persevera (è più divertente leggere che scrivere). Io ho perseverato, ho scritto un romanzo e l'ho mandato forse a 50 editori. Ho ricevuto qualche risposta, promesse, ma alla fine non è successo niente. Tempo dopo ho frequentato un corso per scrivere storie per ragazzi. Ne ho scritta una l'ho mandata a un editore e me l'ha pubblicata subito, e sei mesi dopo me ne ha pubblicata un'altra.

Che tipo di storie le piace raccontare?

Quelle che mi vengono in mente, senza chiedermi a quale genere appartengano. Storie per bambini e ragazzi, che mi danno una relativa libertà di temi e di maniere per esprimerli. Nella narrativa per adulti secondo me non c'è tutta questa libertà. Io poi scrivo storie brevi, non riesco proprio ad andare oltre le 100 pagine.

Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro e se preferisce la carta o il pc?

All'inizio è la carta. Spesso solo uno spunto, un frammento di discorso che sento in giro, un inizio di storia. Me la scrivo su uno dei due taccuini che porto sempre con me, oppure su il primo foglio di carta che ho sotto mano. E' un sistema molto efficace, appuntare le idee quando vengono e quando ci sembrano buone. Poi però li ordino tutti su un file, con gli anni sono diventato preciso e pignolo... ho scoperto che ogni tanto queste frasi frammentarie si legano insieme in maniere che per me sono misteriose. Oppure le rileggo anni dopo e scopro di sapere come continuano. Allora le scrivo. La gran parte degli appunti non li userò mai, alcuni invece si rivelano utili anche anni dopo. L'anno scorso le Edizioni Paoline hanno pubblicato un mio racconto per ragazzi che si chiama “La guerra del miele” che è nato da un appunto che avevo preso molti anni fa: “Api e vespe si somigliano molto ma perché l'ape fa tante cose utili e la vespa punge e basta?” da qui è nata una storia.

La storia poi la sviluppo sul computer, ma stampo, rileggo e correggo su carta diverse volte - anche una ventina - prima di avere una versione che mi soddisfa. Ho iniziato a scrivere con una macchina per scrivere ma non la rimpiango per niente. Non ricordo neanche più come si facesse, era faticosissimo e a volte frustrante quando per un errore dovevi buttare via il foglio e ricominciare da capo.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

Non ho nessuna consuetudine. Certo per scrivere è meglio un ambiente tranquillo, anche all'aperto quando si può. La scrittura però spesso aiuta ad astrarsi dal mondo, se mi sembra di avere una buona idea la scrivo in qualsiasi ambiente.

Sta lavorando a qualcosa di nuovo in questo periodo?

Sì, a parecchie cose. Sto finendo un libro di haiku (una forma di poesia tradizionale giapponese, ma miei versi sono in italiano) per un piccolo e dinamico editore torinese che si chiama Notes. E ho appena finito due mappe delle Milleunamappa di Giralangolo editore, che sono delle vere e mappe pieghevoli di grande formato dove sono raccontate storie della tradizione oppure libri di viaggi; ogni mappa ha un illustratore diverso. Ne sono uscite già sei, dove ho raccontato il viaggio in Cina di Marco Polo e il Giro del mondo in ottanta giorni ma anche una versione dei Tre porcellini e Cappuccetto... A novembre di quest'anno usciranno il giro del mondo del naturalista Charles Darwin e Hänsel e Gretel. Ma di progetti ce ne sono tanti, anche in campi in cui la carta non è più così importante. Però il mio desiderio uno per tutti è scrivere la terza e ultima (?) puntata della serie di Bestiacce! e Univerzoo, i miei libri più fortunati, sempre per Giralangolo.

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?
No, non mi pare. Però certe volte incontro alcuni tic e caratteristiche dei miei personaggi in alcune persone che incontro.

C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?
Una riflessione, un pensiero, ciò che preferisce, ci dica.

Vorrei dire, e lo dico spesso, che scrivere è un'attività alla portata di tutti e che chi ha voglia, tempo e intenzione dovrebbe provare a farlo. Anche solo per se stesso. Pubblicare libri come autore è una cosa più complessa, che oltre a un po' di talento presuppone tanto lavoro, sia nel momento della scrittura che dopo, quando si cerca un editore e perfino quando lo si trova. Una volta questa parte mi metteva un po' in agitazione, adesso invece mi piace, è una parte importante del lavoro e a volte perfino creativa.


Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.



















domenica 9 ottobre 2011

Intervista a Vanna Cercenà



Vanna Cercenà è nata a Firenze e oggi vive nella campagna toscana. Ha cominciato a scrivere da giovanissima, poi all'improvviso, malgrado gli apprezzamenti e gli incoraggiamenti, ha abbandonato il genere "narrativa", limitandosi a saggi e relazioni inerenti il suo intenso lavoro nella scuola.
L' incontro con un gruppo di Autori con cui ha contribuito alla stesura di testi dedicati a bambini e ragazzi sull’educazione interculturale e la legalità, ha riacceso quella mai sopita voglia di scrivere per narrare. Sono così nati in pochi anni racconti e romanzi, quasi a compensare il tempo perduto.

Con i libri rivolti ai lettori più giovani, vorrebbe ricambiare il dono ricevuto dalle indimenticabili letture della sua adolescenza.
 
 
Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?
 
Ho trascorso tutta la mia vita lavorativa nella scuola, prima come insegnante, poi come dirigente, infine come ispettrice. Ho ricominciato a scrivere per narrare dopo una lunga pausa, quando stavo per andare in pensione. Forse non volevo staccarmi del tutto da quei bambini e ragazzi che erano stati per tanti anni l’oggetto del mio impegno e dei miei interessi. Infatti, grazie alla mia scrittura, continuo ad andare nelle scuole e ad incontrarli ancora, rinnovando la mia amicizia con loro...

Cosa le piace e cosa non le piace della scrittura, dello scrivere?
Mi piace tutto, non potrei pensare alla mia vita senza la gioia di scrivere.

Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro, e se preferisce la carta o il pc?

Scrivo direttamente sul computer, penso che per un autore sia un supporto straordinario. Sono abbastanza vecchia per ricordare quando scrivevo con la penna e poi su una piccola Olivetti 22; come era complicato fare aggiunte e richiami, cancellare col bianchetto, sostituire parole e frasi! Ora basta un tocco, taglia e incolla, trova e sostituisci, per sistemare intere pagine. Anche la mia attuale postazione di lavoro aiuta: ho la fortuna di abitare in campagna dopo aver lasciato anche se con rimpianto la mia città, Firenze, e posso godere dalla porta finestra la vista di un bellissimo panorama.


Neve sorveglia Vanna mentre scrive.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?
No, posso scrivere in qualsiasi situazione, anche su un foglietto della spesa se mi trovo fuori casa e mi viene un’idea; oppure all’aperto sull’iPad.

Sta lavorando a qualcosa di nuovo in questo periodo?
Sto lavorando a un progetto editoriale, ma non ne parlo per scaramanzia.

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?

Sognato proprio no, ma averlo sentito vicino come se lo avessi conosciuto, questo sì. Mi è successo molte volte soprattutto con i personaggi di cui ho scritto la biografia, in particolare Rosa Luxemburg (La Rosa Rossa – Il sogno di Rosa Luxemburg, edito da EL)

C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?
Una riflessione, un pensiero, ciò che preferisce, ci dica.
Ho sempre considerato un dono la mia passione per la lettura. Mi rattrista molto il fatto che oggi molti bambini e ragazzi ne siano privi. Mi domando in cosa abbiamo sbagliato noi adulti, specialmente quanti di noi hanno lavorato nella scuola, per aver privato le nuove generazioni di questa grande risorsa.

Alcuni affermano che la letteratura per i ragazzi è di serie B.
Cosa rispondere a chi la pensa così?

Questa considerazione è diffusa, specialmente in Italia, anche fra gli addetti ai lavori. I media si occupano di libri per ragazzi solo in occasione della Fiera di Bologna o al momento delle strenne natalizie e le pagine di critica letteraria raramente si interessano alla letteratura infantile. Io credo che un libro vada giudicato per se stesso, non in base alla sua categoria di lettori. Non so chi ha detto che molti adulti possono leggere volentieri un libro per ragazzi, ma nessun ragazzo legge un libro destinato agli adulti.

Il sito dell'autrice: http://www.vannacercena.it/

Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.




giovedì 6 ottobre 2011

Intervista ad Annalisa Strada


Annalisa Strada (1969) si occupa di servizi editoriali e di promozione della lettura. Autrice di libri per bambini e ragazzi. Pubblica con San Paolo, Piemme, Ape Junior, Paoline, Città Aperta e Gabrielli Editori.

Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?
Non ho "deciso" di scrivere per bambini: mi è venuto spontaneo, come per un'anatra nuotare!

C’è ancora un racconto in sospeso che un giorno spera di riuscire a tirar fuori?
I racconti in sospeso sono manciate. Ho chilometri di frasi che aspettano di portarmi a destinazione da qualche parte. Restano lì, in attesa del momento giusto, che nessuno sa se arriverà presto, tardi o mai.

Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro e se preferisce la carta o il pc?
Scrivo a pc o penna a seconda del luogo e della circostanza, ho solo una predilezione per la carta a quadretti e le penne a punta sottile (ma scrivo anche sui fogli bianche e con la matita, insomma non coltivo feticismi particolari).

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?
Mi piace scrivere di notte, quando il mondo dorme e posso stare completamente sola. Mi piace molto anche scrivere in viaggio, perché è un modo per rifugiarmi lontano dal posto in cui sono.

Sta lavorando a qualcosa in questo periodo?
Tendo sempre ad avere più lavori aperti, e anche adesso ce n'è una rosa di candidati ad arrivare a conclusione, ma non saperi su quale scommettere in questo preciso momento!

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?
Non mi è capitato di sognarlo, ma è capitato che mi restasse un po' più addosso degli altri. Sicuramente è capitato con Mastino Macchiavelli (dell'omonima collana di San Paolo), che mi somiglia moltissimo!

C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?
Una riflessione, un pensiero, ciò che preferisce, ci dica.
Mi piacerebbe molto che la gente non trascurasse quanto leggere sia bello e quanta utilità può discendere da questa bellezza.

Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.






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