Lettori fissi

mercoledì 28 settembre 2011

Intervista a Maura Picinich



Maura Picinich vive e lavora a Trieste. È stata redattrice di riviste di letteratura per ragazzi e ha fondato e presiede il “Centro di Letteratura Giovanile A. Alberti”. Con i suoi libri per bambini ha vinto numerosi premi letterari, tra cui il premio “Città di Marostica”. Ha tradotto in italiano numerosi libri per ragazzi.


Il suo studio

Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Ho sempre scritto fin da ragazzina. Era una mia esigenza mettere sulla carta i miei pensieri, quello che sentivo dentro e che non avrei raccontato a nessuno. Cosi’ inventavo storie fantastiche e mi immedesimavo nei personaggi, storie e avventure che mi sarebbe piaciuto vivere ma che superavano il limite del possibile. Ovviamente. Avevo una fantasia scatenata, e forse attraverso la scrittura ponevo freno alle mie azioni.

 
C’è ancora un racconto in sospeso che un giorno spera di riuscire a tirar fuori?

Si’, una specie di fantasy che però ha un riscontro reale, ma non so se lo concluderò. A volte quello che si scrive può essere puro esercizio di scrittura. Serve magari per altri possibili racconti o romanzi. Per questo salvo ugualmente i file. Possono sempre tornare utili. Chissà!


Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro e se preferisce la carta o il pc?

A volte butto giù appunti sulla carta, seduta al bar, per non lasciarmi scappare un’idea che mi è venuta all’improvviso. Per questo porto spesso con me un Moleskin. Se però non ho niente a portata di mano, uso anche uno scontrino da supermercato. Quando devo imbastire la trama allora uso il pc.

Il mio tavolo è zeppo di carte, ritagli di giornale dove ho letto articoli che magari mi hanno ispirato qualche storia, libri di filosofia e anche di pittura, e poi devo avere un sottofondo di musica lirica.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

Chiudo la porta della stanza, apro la finestra, cosi’ sento i rumori e le voci del mondo fuori e non quelle di casa mia. Poi a un certo punto sento solo i miei personaggi e tutto il resto scompare. Allora sono entrata nella storia.

Sta lavorando a qualcosa in questo periodo?

Sto lavorando a un albo che sarà presentato in Germania in occasione di una manifestazione del 2012, che vede coinvolti un autore italiano, uno francese e uno tedesco. Il tema è molto interessante. “Come i bambini insegnano a genitori, insegnanti e educatori a fare bene il loro mestiere”.

Io ho scelto il rapporto bambino/genitore.

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?

No, ho sognato invece una storia e dopo l’ho scritta. Cosi’ è nato il mio romanzo “Jakob torna a casa”, edito da Le Marasche di S. Giovanni al Natisone, che però hanno chiuso l’attività. Il romanzo è arrivato nella rosa dei cinque finalisti al Premio Olzai in Sardegna nel 1996.

C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?
Una riflessione, un pensiero, ciò che preferisce, ci dica.

Penso che scrivere per ragazzi è più impegnativo dello scrivere per adulti. I ragazzi non si lasciano incantare tanto facilmente, sono esigenti e non vogliono trucchi e inganni.
Anche lo stile, intendo la scrittura deve avere un certo spessore. Le parole sono significanti e significati, sono note musicali, sono pennellate del mondo reale che escono dalle mani dello scrittore. Devono quindi dare un ritmo al racconto e devono suggerire immagini.
Quando io apprezzo un libro, da lettore adulto, vuol dire che la storia mi ha creato delle emozioni, mi ha coinvolto al punto da non riuscire a chiuderlo finché non l’ho letto tutto.
E’ però anche vero che ci sono certi momenti di pausa nella storia che suscitano emozioni: il comportamento di un personaggio di fronte a una data situazione, il modo come l’autore è riuscito a creare una certa atmosfera anche nelle brevi descrizioni.

Non è esatto dire che nei romanzi per ragazzi non ci devono essere parti descrittive, semplicemente essere devono avere la giusta misura, devono suggerire più che dire, altrimenti il lettore si stanca e abbandona la lettura.

L’autore deve avere cura nella scelta delle parole al pari del musicista nella scelta delle note, e l’illustratore nell’abbinamento cromatico.

Non esiste l’Arte per bambini, direi parafrasando Croce, non esiste la Letteratura per bambini, esiste la Letteratura senza aggettivi.


Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.






domenica 25 settembre 2011

Intervista a Sabina Colloredo





Vive e lavora a Milano. E’ scrittrice, traduttrice e copywriter.
Appena può, si rifugia nelle Marche, nella sua casa in cima alla collina, dove scrive i suoi romanzi, racconti e poesie per ragazzi. Ha pubblicato finora una sessantina di libri, tradotti in numerosi Paesi esteri, e romanzi per adulti.


Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Da bambina mi piaceva immensamente leggere. Non ero una ragazzina molto socievole. I libri mi davano quello di cui avevo bisogno: astrazione, emozione, pace interiore, sicurezza. Era uno scambio importante. A poco a poco, negli anni, ho scoperto che la scrittura, che ho sempre praticato, fin da piccola, era una necessità espressiva e quando sono nate le mie figlie, quando il mondo dei bambini è ritornato il mio mondo, ho scoperto che non avevo dimenticato, che potevo raccontarlo, e la scrittura è diventata la mia professione.

C’è ancora un racconto in sospeso che spera di riuscire a tirar fuori?

Non penso mai a queste cose. Scrivo liberamente, sempre, e di getto, anche quando ho un tema preciso da sviluppare, come ad esempio nella collana sui miti e gli dei dell’antica Grecia. Non ho racconti nel cassetto, né progetti in sospeso. Quello che sento, scrivo.

Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro e se preferisce la carta o il pc?

Cambio zona della casa a secondo dell’umore del giorno. Ultimamente scrivo con il mio pc sul tavolone della cucina, una stanza luminosissima, spesso con qualche pentola sul fuoco alle spalle. Le figlie e le loro amiche vanno e vengono, chiamano, interrompono. Ho imparato negli anni che con loro non c’è porta che tenga. Per fortuna mi adatto facilmente a tutte le circostanze. Scrivo velocemente e posso riprendere e lasciare il filo molte volte senza che la storia ne risenta.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

Scrivo soprattutto nelle ore del mattino. O di sera tardi. Il pomeriggio lo dedico a rivedere il testo o a correggerlo. In realtà, non stacco mai. I personaggi e il racconto, da qualche parte, più o meno nascosti, convivono con la mia giornata.

Sta lavorando a qualcosa in questo periodo?

Sto sempre scrivendo qualcosa, ormai da quasi quindici anni. Se passa un giorno senza che io abbia scritto, mi sembra di aver perso qualcosa. Ora sto finendo il secondo romanzo storico per adulti che fa parte di una trilogia sui longobardi. Mi piace passare da una scrittura ad un’altra, da un tema all’altro.

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?

Non un personaggio. Ma situazioni, colori, emozioni, sviluppo, intrecci, sì. Spesso di notte mi sveglio con il filo della scrittura in testa. Sarà per questo che dormo poco e male…




Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.


















venerdì 23 settembre 2011

Intervista a Dino Ticli



Dino Ticli, laureato in geologia, insegna scienze in un liceo, è collaboratore di un Museo di Storia Naturale e autore di numerosi libri per ragazzi. Ha pubblicato con De Agostini, per la collana della Piemme, "Il Battello a Vapore", con le edizioni Messaggero di Padova, l'editore Panorama, le edizioni Città Aperta Junior, con Giunti, con Nuove Edizioni Romane, con Coccole e Caccole, Edizioni Corsare e altre ancora.

Ha ideato la collana dei "Turbo Detectives", Willy e Peo, illustrata da Pierpaolo Rovero e pubblicata da Editoriale Scienza di cui sono usciti tre libri di avventure intrise di intuizioni scientifiche: Hanno rapito i quetzal! Nel 2002, Tutti al circo! nel 2003 e A.A.A. Dinosauro Cercasi nel 2004.

Ha scritto per Lapis due libri di divulgazione scientifica: “Fossili e dinosauri” e “Anche i dinosauri facevano la cacca” (2011). Sempre nel 2011 per Edizioni Corsare “I dinosauri sapevano cantare?”, per Nuove Edizioni Romane “Il furto delle marionette”, per Coccole e Caccole “Il mio padrone non sa abbaiare” e “Anche le nonne volano”, per Il Ciliegio “Ricette pronte in Favola”.

Sul suo sito internet www.letturegiovani.it sono presenti oltre alle descrizioni di tutti i suoi libri pubblicati, una sezione dedicata a racconti e poesie inedite scritte da ragazzi e una sezione in cui raccoglie le fiabe e le favole degli autori più famosi del passato e del presente.

Letture per i giovani di Dino Ticli
Un autore presenta parte della sua produzione di libri per bambini e ragazzi, moltissimi classici e racconti inediti (anche degli utenti).


Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Ho scritto anche libri per adulti, anche se la mia produzione è quasi tutta rivolta ai più giovani. Ai bambini che mi pongono la stessa domanda, rispondo che mi diverto di più a scrivere per loro, forse anche perché i grandi sono più “noiosi”. Loro annuiscono e sorridono convinti, tuttavia non è solo una battuta scherzosa visto che i miei rapporti col mondo dei più giovani si realizzano anche nel mio mestiere di insegnante.

Cerco di mettere in ogni libro la mia voglia di vivere e di divertirmi; sento di aver raggiunto il mio obiettivo quando vedo sorridere i bambini che incontro in giro per l’Italia o che immagino divertirsi mentre leggono.

Qual è il racconto che spera un giorno di riuscire a scrivere? Quello che sente vorrebbe raccontare e spera di essere in grado di tirar fuori.
Ogni volta che mi nasce un’idea, mi dedico a essa pienamente, cercando di svilupparla nel miglior modo possibile. E sono convinto che sia molto originale, la migliore che mi sia mai venuta. Ma ne scopro successivamente un’altra e un’altra ancora...

Comunque, mi auguro di scrivere un giorno il racconto più divertente, più appassionante, più ricco di emozioni, più coinvolgente e che rapisca completamente l’attenzione dei lettori come nessun altro libro sia mai riuscito… chissà, forse sarà il prossimo.

Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro e se preferisce la carta o il pc?
Sono molto disordinato. E con questa confessione rendo soddisfatta anche mia moglie che non sopporta, giustamente, il mio caos. Il mio tavolo è ingombro di ogni cosa: libri, carta, pezzetti di carta con appunti di ogni tipo, chiavette per computer, penne, fossili (li studio e ho scritto libri per ragazzi sull’argomento), CD musicali e non, e molto altro che compare e scompare nel tempo. Non mi trovo male nel mio disordine anche se a volte mi viene la tentazione di mettere tutto a posto; sapendo, tuttavia, che non bisogna assecondare troppo le tentazioni, la reprimo rapidamente: in fondo il lavoro di risistemazione mi ruberebbe troppo tempo per cose più interessanti…

Uso sempre il computer per scrivere e archiviare, non potrei farne a meno. Possiedo però diversi taccuini (a volte qualcuno si perde nel mio disordine, per ricomparire tempo dopo) sui quali appunto idee, progetti e qualsiasi cosa reputo interessante quando mi trovo in viaggio.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

Il silenzio e la mancanza di distrazioni mi aiutano molto. Quindi, quando posso, esco dalla città e mi reco nella mia casa in montagna dove trovo queste condizioni ideali. E siccome mi piace anche cucinare, passo da un’attività creativa a un’altra.

A volte, metto di sottofondo qualche musica: classica o di cantautori italiani.

Sta lavorando a qualcosa in questo periodo?
Sto scrivendo un romanzo storico ambientato nel medioevo, nel XII secolo. Il protagonista è reale, così come alcune vicende che lo hanno reso famoso (per ora non posso svelare nulla). Purtroppo, il resto della sua vita si è perso “nella notte dei tempi” e poco o nulla è giunto fino a noi; ma proprio per questo diventa un personaggio ideale per un romanzo, dove fantasia e storia possono convivere felicemente.

Ne ho scritto un altro di questo genere, ambientato però nell’antica Grecia: si intitola “La macchina del tuono” e ha per tema il teatro e l’emancipazione femminile. Verrà pubblicato nel 2012 dal Battello a Vapore, così come spero il nuovo che sto scrivendo.

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?
Non credo. Non sempre mi ricordo ciò che ho sognato ma, quando capita, non sono presenti miei personaggi. È vero, tuttavia, che spesso nel dormiveglia, quando ancora non sono caduto nel sonno profondo o al mattino, mentre sto per svegliarmi, mi nascono forse le migliori idee. In parole povere, sono quelli i momenti in cui i personaggi vengono a trovarmi, a volte alcuni assolutamente nuovi che si propongono prepotentemente. E non è facile cacciare via i più importuni.

C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?
Nessuna frase storica o lapidaria: non ne sarei capace, ma non mi piacciono nemmeno molto. Un augurio, invece: che i genitori continuino, anche quando i loro figli sono già molto abili nella lettura, a leggere insieme a loro anche per creare quel clima di complicità e condivisione che aumenta il legame affettivo e crea i presupposti per la nascita di nuovi avidi lettori.

Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.








martedì 13 settembre 2011

Intervista a Luca Cognolato


Luca Cognolato, nato a Marghera (Ve) il 4 agosto 1963, laureato in Lettere all'Università di Ca'Foscari (Venezia), insegna in un istituto superiore a Padova, ma è tornato da poco dietro i banchi per un master post universitario. Autore di libri per bambini e ragazzi, gira per le scuole per chiacchierare con gli studenti di lettura e scrittura. Ha sempre un sacco di cose da fare, ma amerebbe farle lentamente. Per non soffocare nel traffico cittadino, opta sempre più spesso per spostamenti in bicicletta, anche quando minaccia pioggia.

Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?
Non è facile rispondere a questa domanda... Perché in realtà non so bene come sia accaduto.Mi è sempre piaciuto inventare storie, di tutti i generi, fin dai tempi in cui giocavo con i soldatini di plastica (qualcuno si ricorda dei soldatini Atlantic? Ditemi di sì, non fatemi sentire obsoleto). Metterle su carta a volte mi è difficile. Non è per pigrizia. Direi piuttosto che si materializzano nella mia testa altre avventure, che spingono per avere il loro spazio. Mi faccio prendere dalle nuove arrivate, abbandonando così le altre... come delle onde che arrivano, una dopo l'altra.
Ho deciso per la prima volta di scrivere una storia fino alla fine, quando i miei due figli erano bambini. Ovvio quindi che partissi da qualcosa che avevo inventato per loro mentre eravamo in macchina. Ho scoperto subito che scrivere per bambini e per ragazzi è un gioco con tante regole, che lo rendono più difficile e più divertente. E mi sono affezionato.

Qual è il racconto che spera un giorno di riuscire a scrivere? Quello che sente vorrebbe raccontare e spera di essere in grado di tirar fuori.

Quando faccio fatica ad addormentarmi, immagino di muovermi attraverso luoghi inventati, d'incontrare personaggi che diventano ogni volta più familiari. Come se fossero degli spezzoni di film che si proiettano nella mia mente, spesso staccati tra di loro, con molte parti in sospeso. Eppure so che quelle figure, quei luoghi, che ormai conosco bene, fanno parte di un'unica grande narrazione, sono momenti della stessa storia.

C'é un sentiero che attraversa dei campi allagati, recintati da alti pioppi, dove si vedono dei pesci nuotare quasi in superficie, poi c'è un bivio che porta verso la casa costruita sotto a una cresta di roccia o giù, verso il mare. Potrei descrivere una piccola grotta che si apre più avanti o la radura dove scortecciano i tronchi. Una signora ha una piccola fattoria, che manda avanti con l'aiuto della figlia, di una muta di cani e di una donna bisbetica.

Un giorno mi piacerebbe unire tutte queste immagini e le storie dei personaggi che ho incontrato là, mettere tutto su carta e sapere finalmente come va a finire.

Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro e se preferisce la carta o il Pc?

Ho un approccio nomade alla scrittura. Non c'é un posto preciso dove riesca a scrivere meglio e credo che sia possibile scrivere dappertutto. Certo ho bisogno di essere lasciato un po' in pace e le parole vengono meglio se sono da solo, se posso parlare ad alta voce, se posso aggirarmi per la stanza dondolandomi come un mostro o balzare dalla sedia ridendo da solo. Preferisco non avere pubblico quando faccio il pazzo. ;->

Il momento preferito sono le vacanze e la sera, più per motivi pratici che d'ispirazione alta.

Per scrivere uso il Pc, anzi due: un portatile e un netpad. Ho però dei quadernetti dalla copertina rigida a colori vivaci che uso per fissare le idee per una storia, soprattutto all'inizio. A volte però appunto sulle stesse pagine anche i libri da leggere, i film da vedere, i dischi da comprare e la lista della spesa. Questo crea una certa confusione quando cerco di mettere ordine in quello che ho scritto.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

Metto della musica, all'inizio. Poi, invariabilmente, abbasso il volume e dopo poco la spengo, perché passato il momento iniziale mi disturba. Mi preparo da bere, tè, caffè, orzo (almeno un litro, tanto non contiene né caffeina né teina né altro) e mi tengo vicino dei fogli e una matita, per scarabocchiare o per disegnare. Ah, e della cioccolata. Aiuta.

Inizio scrivendo cose che alla fine cancellerò, però mi servono per prendere la mano con la scrittura, specialmente se non scrivo da qualche giorno. Sono un tipo che cancella molto, anche se a malincuore. E LENTO, secondo chi mi sta vicino, molto lento nel fare le cose. Sarà vero?

Sta lavorando a qualcosa in questo periodo?

Quanto a idee questo é un grande periodo. Sto rivedendo le ultime bozze per Einaudi di "BASKET LEAGUE: IN TRASFERTA!", il terzo episodio dei ragazzi degli Sharks, una squadra di basket decisamente originale.
Ho quasi concluso un romanzo per ragazzi ambientato nella II guerra mondiale con un protagonista molto particolare, ma realmente esistito, che scrivo a 4 mani con Silvia del Francia. Discutiamo molto e prima o poi uno di noi due perderà una mano, andando avanti così! Non siamo d'accordo su niente e forse per questo la storia sta venendo veramente bene.
In un quadernetto dalla copertina rossa ci sono le trame per due storie rivolte agli adolescenti e una per adulti. Senza contare un'idea che ho proposto all'Einaudi e che devo approfondire.

L'altra sera poi a mio figlio é tornato in mente l'inizio di una storia che gli avevo raccontato molti anni fa ;-> Ma forse vi ho già detto che sono lento nello scrivere?

Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?

Sognato mai, ci mancherebbe altro, non sono mica pazzo!

Però ogni tanto sento la voce di Fiacca che sparla di ragazze, incontro per strada Checco o uno dei ragazzi di BASKET LEAGUE. Mi piacerebbe costruirmi un velocibagagliaio, come quello del nonno di OPERAZIONE N.O.N.N.O. Credo ovviamente all'esistenza di un piccolo VERME MELA che riesce a cavarsela benissimo in un mondo abitato da gente molto più grossa e forte di lui, usando il cervello e sono sicuro che prima o poi anch'io, come Mirino di OCCHIO ALLA FATA! Riuscirò a fare incantesimi che diano vita ai calzini puzzolenti.

Nei miei sogni non incontro i personaggi dei libri, ma vado a prendere un cucciolo al canile!

C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista?
Una riflessione, un pensiero, un messaggio, ciò che preferisce, ci dica.

Sono pieno di messaggi da lasciare, li tengo tutti registrati sul nastro della mia vecchia segreteria telefonica in garage.
Mi piacerebbe ci fossero più libri per bambini che non hanno bisogno di voluminosi manuali d'istruzioni per leggerli e che gli esperti la finissero di parlare del problema della lettura in Italia, ma si concentrassero sul piacere.
Ma il messaggio che voglio lasciare è un altro, é la grande risposta a tutti i problemi del mondo: 42.

E spero di essere stato galatticamente chiaro. ;-> aloha.

Luca Cognolato si trova anche su facebook!

Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.










domenica 11 settembre 2011

Clelia Canè e la sua Quieta Radura




Clelia Canè è nata a Formia nel 1989. La sua infanzia è caratterizzata dalla passione per il disegno e per la natura. Manifesta sin da bambina un grande interesse per la scrittura, tanto da dedicarsi alla creazione di favole e racconti ma il suo sogno resta quello di diventare disegnatrice di cartoni animati. “Trascorrevo interi pomeriggi disegnando fumetti o riproducendo i personaggi Disney più famosi. Sognavo di lavorare negli studi d’animazione Disney un giorno ma le cose lentamente sono cambiate. Ero una bambina piuttosto solitaria, non sono mai andata molto d’accordo con i miei coetanei. Non ho mai amato gli sport, preferivo le mie matite colorate a qualsiasi altro gioco”.

Nel 2005 nasce Quieta Radura. “Non ho avuto maestri se non i miei occhi e la mano fatata di illustratori che hanno fatto la storia, come Beatrix Potter, Cicely Mary Barker e molti altri. Ringrazio loro e nessun altro.” Dall’idea iniziale prende forma un intero bosco popolato da topi, conigli , fate e altre piccole creature, situato in un luogo imprecisato dell’Inghilterra, nella regione del Sussex.

Nel 2009 la casa editrice Edigiò accetta la pubblicazione delle storie, e il primo libro, Gelo d’autunno a Quieta Radura, uscirà in tutte le librerie nell’ottobre del 2011. Attualmente l’autrice è impegnata nella preparazione del secondo libro. Vive con la sua famiglia in un piccolo paesino di campagna , a pochi chilometri da Formia, dove ha la possibilità di osservare da vicino la natura e dipingere dal vivo piante e animali.
 

Come mai hai deciso di scrivere per i bambini?
 
Non è stata una decisione prestabilita e ragionata. Il mio primo approccio con la letteratura per l’infanzia iniziò attraverso il progetto di un romanzo fantasy , è stato solo quando scoprii la passione per l’illustrazione che ebbi l’idea di scrivere brevi racconti per bambini. Tutto cominciò da un nome : Tappalatoppa. Il signor Tappalatoppa è quindi il motivo grazie al quale ho il piacere di fare questa gradevole intervista.

Progetti per il tuo futuro di autrice e illustratrice?

Sicuramente ho molti progetti, sogni nel cassetto, romanzi che attendono soavemente di essere completati. Vorrei riuscire a scrivere tutto ciò, a portare a termine i miei lavori, a concretizzare le mie idee. Ma ora c’è Quieta Radura, mi assorbe completamente. E ho ancora molto da raccontare e da mostrare sul tenero mondo dei miei topolini.

Ci racconti dove scrivi?

Generalmente preferisco il mio piccolo scrittoio. È raccolto, ordinato, deliziosamente bianco e mi fa sentire davvero a casa, mi dona un senso di pace e protezione, come se fosse complice del mio operato e custodisse gelosamente ogni singola idea fino al momento cruciale. Se preferisco la carta o il pc? Carta. Mille volte carta. Dio benedica la carta! Che farei senza? Non c’è nulla di più invitante e attraente di un foglio di carta perfettamente candido.

Quieta Radura avrà un seguito?

Sto portando avanti il secondo libro di Quieta Radura, per essere più precisa sto lavorando alle illustrazioni e sono impegnata nella stesura del quarto libro.

Vuoi lasciar detto qualcosa di particolare in questa intervista?

Il mio pensiero, ciò che vuole trasmettere Quieta Radura a questa generazione e a quelle future. Alla base dei miei racconti c’è un universo di valori che oggi sembrano non esistere più, valori autentici e dimenticati come l’amore per la natura e per il prossimo, la gioia di condividere beni materiali o emozioni, il rispetto per se stessi e la comunità. È necessario rendere partecipi i bambini di questi solidi ideali poiché solo su robuste fondamenta è possibile costruire un edificio stabile. I bambini meritano di imparare, la natura merita di sopravvivere attraverso cura, amore e protezione. Tutto ciò ha un prezzo, il prezzo dei nostri insegnamenti. Dobbiamo diventare portatori di vita e non di distruzione.

Tra un mese sarà attivo il sito http://www.quietaradura.com/
per ora ci sono due pagine facebook dedicate: "Quieta Radura" oppure "Clelia Canè Official".


giovedì 8 settembre 2011

EL GATO COI STIVAI


Oggi ho ricevuto la mia copia dell'albo "El Gato coi stivai", versione triestina, il secondo della Collana Fregole. Le situazioni sono state rimaneggiate in alcuni punti, però la trama resta fedele all’originale. Certo il Marchese ha un altro nome, non si chiama più Marchese di Carabàs ma… scopritelo voi come.


Il vocabolario del gatto è colorito dalla parlata triestina, forse con qualche tono al limite del consentito come linguaggio che si rivolge ai bambini, ma scoprite da soli dov’è che il gatto si lascia un po’ andare ed esagera.




L’orco è artefice e causa della nascita di uno dei tanti modi di dire triestini, eh eh, scoprite voi quale. La fiaba si chiude con la proliferazione di... be' non leggerete la solita conclusione di sempre… scoprite voi cosa succede.


Mi pare sia tutto, salvo imprevisti, la presentazione ufficiale sarà i primi di ottobre alla Libreria Lovat di Trieste, al terzo piano dell’Oviesse in Viale XX settembre. Tenete d’occhio facebook, la pagina dell’editore Bianca e Volta e la mia.



Ingrid (l'illustratrice) ed io, questa mattina alla Lovat per una foto ricordo con la nuova creatura.

lunedì 5 settembre 2011

Ancora lei...

Venezia




e nei prossimi due mesi vorrei tornarci ancora un paio di volte





perchè ci sono sempre nuove sorprese






(io sfocata, meglio così)


 e vecchie... suggestioni, architetture, calli, luci, che non stancano mai







vorrei tornare presto da te, Venezia.

sabato 3 settembre 2011

Intervista a Moony Witcher



Moony Witcher è lo pseudonimo di Roberta Rizzo,
giornalista e scrittrice nata a Venezia nel 1957.
Laureata in Filosofia presso L’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha insegnato nelle scuole medie e nei licei, ha frequentato come osservatrice le strutture psichiatriche, componendo studi e riflessioni sulla schizofrenia, grazie ad Umberto Galimberti, docente di Filosofia.

Dal 1985 inizia la carriera giornalistica che la porterà a ricoprire numerosi incarichi nei diversi quotidiani del Gruppo editoriale “L’Espresso”, per il quale ha svolto le mansioni di vice capo redattore e inviato di cronaca nera. Come inviato, ha seguito i fatti più cruenti che riguardano il disagio giovanile, la droga e l’emarginazione.

Nel 2002 pubblica con il nome d’arte Moony Witcher, il primo romanzo fantasy
"La bambina della Sesta Luna" che vende in Italia due milioni di copie ed è attualmente tradotto nel mondo in 32 paesi.

Dal 2004 è amministratore delegato della società “Sesta Luna srl” che organizza eventi e Corsi di Scrittura Creativa in tutta Italia per giovani e giovanissimi.
Nel 2007 e 2008 con Sesta Luna promuove il primo festival per ragazzi dedicato alla creatività, il “Fantasio Festival-Fantasio Giovani”.


Come mai ha deciso di scrivere per i bambini e i ragazzi?

Perché è dall’infanzia che si costruisce il futuro di una persona. - “L’immaginazione, la creatività, la ricerca del sapere, l’enorme curiosità di capire e conoscere sono tutti fondamenti che accomunano ogni essere umano. Scrivere per bambini e ragazzi è una sfida, una conquista, una gioia. Per questo uso la penna e spero di donare storie avventurose, interessanti e che facciano riflettere sul senso dell’amicizia, dell’amore”.

Qual è il racconto che spera un giorno di riuscire a scrivere? Quello che sente vorrebbe raccontare e spera di essere in grado di tirar fuori.

“Ciò che scrivo ora è ovviamente quello che da tempo penso. Riesco a scrivere ciò che voglio. Non ho sogni irrealizzati nel cassetto. Ma solo idee e pensieri che di anno in anno riesco a concretizzare”.

Ci racconta quando scrive, il suo tavolo da lavoro e se preferisce la carta o il pc?

“Scrivo rigorosamente in un angolo della camera da letto. Ho una vecchissima scrivania colma di ogni oggetto: dalle clessidre alle candele, da montagne di libri di filosofia, psicologia, storia, fisica, chimica, dizionari di varie lingue, cartelline di appunti, disegni, schizzi, penne, matite, inchiostri, colori, gomme, occhiali, posaceneri e accendini con pacchetti di sigarette, ninnoli, amuleti, carillon, risme di carta, blocchetti vecchi e nuovi, svegliette, etc etc.
Insomma, scrivo nel caos. Nel mio caos. Non permetto a nessuno di spolverare o toccare nulla. Spesso scrivo usando fogli grandi, matite e penne di diverso colore. Poi, quando mi sento pronta, allora inizio a scrivere su computer”.

Ci sono delle consuetudini, situazioni o atmosfere che cerca di ritrovare o ricreare perché aiutano il suo processo creativo?

“Prima di tutto i viaggi. Poi ascolto molta musica, prevalentemente classica ma non disdegno altri generi. Accendo candele e incensi e naturalmente esigo silenzio assoluto. Tollero solo il miagolio dei miei gatti e gli strilli dei pappagalli. Leggo e scrivo normalmente di notte.”


Sta lavorando a qualcosa in questo periodo?

“Sì, dopo il terzo libro di Morga, che uscirà il 2 novembre 2011, sto iniziando a scrivere un’altra nuova trama. Ma non posso dire nulla. Sto studiando molte materie e per fortuna viaggio parecchio per rubare idee guardando paesaggi e opere d’arte”.


Ha mai sognato il personaggio di una delle sue storie dopo averlo inventato?

“Sì, spessissimo. Diciamo che i miei personaggi non mi abbandonano mai. Certe volte ci “parlo”…alcuni protestano perché vorrebbero vivere altre storie ma io li richiudo tra le pagine dei libri”.


C’è qualcosa che vorrebbe lasciar detto in questa intervista? Una riflessione, un pensiero, un messaggio, ciò che preferisce, ci dica.

“Scrivere è un processo lungo, doloroso, entusiasmante, deludente, eccitante, commovente, allegro. Scrivere è vivere. Scrivere non vuol dire essere scrittori. Gli scrittori vengono decisi dai lettori. Non tutto ciò che si scrive può trovare un consenso di pubblico, molti giovani desiderano scrivere libri ma prima di avere una consapevolezza della trama è necessario essere umili e capire che un libro non è solo un prodotto commerciale che segue linee editoriali dell’ultima moda (vedi i vampiri, gli angeli, etc etc) ma un romanzo deve contenere idee nuove, creatività e sentimento. Se poi si scrive fantasy allora è fondamentale studiare almeno filosofia e psicologia. Il talento, se c’è, poi fa il resto”.


Il sito dell'autrice http://www.moonywitcher.com/
Il suo blog http://www.moonywitcher.com/blog/

Se qualcuno, per qualsiasi motivo, volesse utilizzare anche solo in parte l’intervista presente in questo post, dovrà chiedere esplicita autorizzazione all’autore che ha fornito le risposte.













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